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| Guy Debord, 1954 |
L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.
The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.
PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…
mercoledì 26 aprile 2017
INTERVISTA A PINO BERTELLI SUL PENSIERO FILOSOFICO-POLITICO DELL'INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA, di Vanna Bertoncelli
mercoledì 29 marzo 2017
YEMEN: UNA GUERRA IMPERIALISTA SILENZIATA, di Pier Francesco Zarcone
lunedì 31 ottobre 2016
SETTEMBRE 1939: CONQUISTA E SPARTIZIONE DELLA POLONIA FRA TERZO REICH E UNIONE SOVIETICA. ALL'ORIGINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, di Michele Nobile
La prego di accettare i miei più sinceri complimenti per il suo sessantesimo compleanno. Colgo l'occasione per farle i miei migliori auguri. Le auguro personalmente buona salute e un futuro felice per i popoli dell'amica Unione Sovietica.
(Adolf Hitler, 21 dicembre 1939)
Ricordando le storiche ore al Cremlino, che hanno inaugurato la svolta decisiva nei rapporti tra i nostri due grandi popoli, così creando le basi per una duratura amicizia, vi prego di accettare le mie più vive felicitazioni per il suo compleanno.
(Joachim von Ribbentrop, ministro degli Affari esteri del Reich)
Grazie, Signor Ministro, per i suoi auguri. L'amicizia di sangue sigillata tra i popoli della Germania e dell'Unione Sovietica mostra tutti i segni di essere forte e duratura.
[Iosif Stalin (Pravda, 25 dicembre 1939)]
mercoledì 7 settembre 2016
STATO E NAZIONE NEL VICINO ORIENTE, di Pier Francesco Zarcone
giovedì 1 settembre 2016
77 ANNI DA QUANDO HITLER E STALIN ALLEATI DIEDERO INIZIO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE: ATTUALITÀ POLITICA E PROBLEMI STORIOGRAFICI E TEORICI DEL PATTO NAZI-SOVIETICO, di Michele Nobile
«Le due parti contraenti s'impegnano ad astenersi da ogni atto di violenza, da ogni atteggiamento aggressivo e da ogni attacco contro l'altra parte, e questo sia da sole sia assieme ad altre potenze»1.
«Nel caso di una nuova sistemazione politico-territoriale nell'area degli Stati baltici (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania), il confine settentrionale della Lituania segnerà il limite tra la sfera d'influenza della Germania e quella dell'Urss; col che le due parti riconosceranno che il territorio di Vilna rientra nella sfera d'interesse della Lituania».
mercoledì 30 dicembre 2015
LA «QUESTIONE PALESTINESE», di Pier Francesco Zarcone
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| Yerushalayim, Gerusalemme, al-Quds |
«chi scrive di Storia ha naturalmente concetti di natura ideologica e teorica più o meno approfonditi. Concetti di classe che rendono inevitabile il differente apprezzamento degli eventi. È lecito che chi scrive di storia abbia già in partenza un apprezzamento generale […]. Non è lecito che si cerchi e si citi, senza verificarne la verità, elementi che comprovino i suoi anteriori apprezzamenti. Tanto meno è lecito omettere, rigettare e combattere elementi di verità incontestabile, di segno contrario»2.
sabato 21 novembre 2015
ISIS E JIHADISMO: DOPO IL 13 NOVEMBRE, di Pier Francesco Zarcone
mercoledì 21 ottobre 2015
«SYRIANA», di Pier Francesco Zarcone
martedì 3 marzo 2015
LA TRAGEDIA DI «BLASCO», di Roberto Massari
venerdì 16 gennaio 2015
GENS UNA SUMUS: GLI SCACCHI OLTRE LE DIFFERENZE ETNICHE E RELIGIOSE, di Riccardo Vinciguerra e Paolo Moisello
giovedì 24 gennaio 2013
RIFLETTENDO SULL'AGGRESSIONE AL MALI, di Roberto Massari e Pier Francesco Zarcone
Che poi tale aggressione sia
"comprensibile" in termini economici, politici e fors'anche militari
- vedremo nei prossimi giorni - nulla toglie al suo carattere d'intrusione di
una vecchia potenza afrocolonialistica nella vita di una vecchia ex colonia
afrocoloniale, caduta dalla padella nella brace e dalla brace direttamente sui
tizzoni ardenti.
Rientra perfettamente in questo quadro
problematico l’intervento militare francese in Mali, assumibile come spunto per
riflessioni, anche antipatiche, tenuto conto del suo appartenere a un ambito su
cui le sinistre da tempo si sono divise, spesso vendendosi per il classico
“piatto di lenticchie”. lunedì 21 gennaio 2013
PERCHÉ L’AGGRESSIONE FRANCESE IN MALI?, di Pier Francesco Zarcone
Cosa è successo prima
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| Tuareg del Mali in un campo profughi (fotografia di Pino Bertelli, gennaio 2013) |
A fine gennaio dello scorso anno i Tuareg maliani avevano dato un forte impulso alla lotta armata contro il governo del Paese, contro cui combattevano da anni. L’impressione era che i Tuareg fossero guidati dal Mnla o Movimento per la Liberazione dell’Azawad, nome con cui essi designano il Nord del Mali. In questa regione – abitata da varie popolazioni essenzialmente nomadi: Tuareg, Arabi, Peul, Sonrhaïs – i Tuareg lamentano di essere vittime di pesanti discriminazioni che ne fanno cittadini di serie B.
Verso la fine di marzo 2012 Toumani Touré è stato deposto da un golpe militare guidato dal capitano Amadou Sanogo, ma il governo di transizione – teoricamente capeggiato da Diocounda Traoré come Presidente (il Primo ministro è Cheick Modibo Diarra) - è sprofondato nel caos politico (conflitto fra Traoré e Diarra) aggravato dal fatto che i Tuareg, malamente alleatisi con vari gruppi islamici jihadisti e successivamente da questi soverchiati, avevano praticamente conquistato tutto l’Azawad, comprese le città di Kidal, Gao e Timbuctu. Di questa alleanza si parla almeno da gennaio dello scorso anno, e a febbraio – dopo i massacri efferati compiuti dai ribelli nella città nord-orientale di Aguelhock – fu il ministro francese per lo Sviluppo, Henri de Raincourt, a denunciare il ricorso dei ribelli a metodi tipici di al-Qaida.
Tuttavia – e qui sta la complicazione – sempre secondo tale periodico sarebbero in atto trattative “discrete” tra il Qatar e la gigantesca società francese Total per coordinare lo sfruttamento delle risorse naturali maliane, con grande disappunto dell’Algeria, che non vede per niente di buon occhio l’espansione del Qatar, tra l’altro notoriamente finanziatore del radicalismo islamico (del quale gli Algerini curano ancora le ferite ricevute).
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| Tuareg del Mali in un campo profughi (fotografia di Pino Bertelli, gennaio 2013) |
Si affaccia qualcun altro sullo scenario maliano?
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| fotografia di Pino Bertelli, gennaio 2013 |
giovedì 15 dicembre 2011
L'ISLAM «MODERATO»: MA CHE COS'È? (Mondo arabo in rivolta XXVI), di Pier Francesco Zarcone
domenica 24 aprile 2011
FRANCIA E TURCHIA TORNANO RIVALI (Mondo arabo in rivolta X) di Pier Francesco Zarcone
RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios
a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.
b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.
c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.
d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).
e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.
f) Save all life on the Planet, save humanity.
g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.
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a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.
b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.
c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.
d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.
e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.
f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.
g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.
* * *
a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.
b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.
c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.
d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».
e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.
f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.
g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.
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a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.
b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.
c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.
d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".
e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.
f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.
g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.
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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.
b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.
c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.
d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.
e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.
f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.
g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.












