L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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lunedì 24 febbraio 2014

OMBRE IUGOSLAVE E ODORE DI GAS: LA CRISI UCRAINA, di Pier Francesco Zarcone

Il ripetersi di un vecchio copione
Con la caduta di Janukovyč in uno scenario da colpo di Stato per la crisi ucraina si concludono solo le premesse, e tutto può precipitare con una completa destabilizzazione dell’area, ancora una volta per gli interessi economici e politici dell’Occidente in un paese europeo rilevante per la sua posizione strategica. Per dirla in breve, dopo la Iugoslavia tocca all’Ucraina, oggi campo di battaglia di due guerre, delle quali la guerra interna per il potere è strumentale a quella di soggetti esterni per una posta politico-economica si chiama approvvigionamenti energetici e loro distribuzione. Si sta realizzando un copione già sperimentato con successo nei Balcani, in Siria e in Libia, quindi perché cambiarlo?
Le sue linee di svolgimento sono facilmente individuabili: in un Paese storicamente privo di interna omogeneità - vuoi etnica, vuoi religioso-culturale - si inducono torbidi e dissidenze violente, inizia una certa e ovvia repressione, il repressore (la legalità formale del suo potere non interessa) diventa l’incarnazione del male per media e organismi di propaganda vari, le violenze si intensificano fino a far collassare il Paese, si comincia a sparare, la grande informazione svolge il suo ruolo non facendo capire assolutamente nulla di quel che c’è sotto, scattano le sanzioni internazionali dell’Occidente, e poi… E poi stavolta non si può ancora dire, perché alla frontiera orientale dell’Ucraina c’è la Russia che - oltre a condurre propri giochi per propri interessi - si trova il pasticcio ucraino realmente “alle porte di casa”, una volta saltata tutta la protezione di “cuscinetti” diretti e mediati realizzata dall’Urss dopo la Seconda guerra mondiale.
D’altro canto tutta l’area in cui sono crollati i regimi del “socialismo reale” è da tempo oggetto di spinte e controspinte esercitate da potenze esterne: Stati Uniti, Nato e Unione europea, con l’obiettivo di inglobare tali paesi nel quadro del loro “nuovo ordine mondiale”. La Russia cerca di contrastare con tutti i mezzi a sua disposizione, non esclusi quelli bellici, come quando di recente la Georgia, sobillata dall’Occidente, cercò di risolvere con la forza la secessione dell’Ossezia del Sud, salvo poi essere sconfitta sul campo dalla Russia (tema subito fatto oggetto di un film statunitense in cui appaiono Russi che più cattivi di così non si può). Il fatto è che in tutta l’area bielorussa, ucraina e caucasica l’Occidente e i suoi alleati (come l’Arabia Saudita in Cecenia e Daghestan) fomentano e appoggiano agitazioni, rivolte e secessioni in funzione antirussa. Ovvio che Mosca intenda contrastare tali progetti, inserendo attualmente il proprio oggettivo espansionismo in un’altrettanto evidente autodifesa.
L’Ucraina offre l’anomalo spettacolo di gente che ha messo a rischio in piazza la propria incolumità fisica, e anche la vita, per “entrare in Europa”; in quella stessa Europa dove moltissimi cittadini farebbero lo stesso se solo ci fosse la sicurezza di poter uscire dall’euro e dall’Ue senza danni maggiori di quelli finora subiti. Poiché l’Ucraina non è tagliata fuori dal mondo sul piano dell’informazione spicciola, e le notizie sulla situazione economico-sociale dei paesi europei sicuramente circolano, c’è da dubitare che la maggioranza della sua popolazione - in un Paese dove il salario medio è di circa 300 dollari mensili, la produzione locale è di bassa qualità e le importazioni della Russia sono assolutamente vitali - non si renda conto del significato dell’aprirsi al mercato secondo le regole stabilite dall’Ue (e magari dal Fmi). Qualcosa evidentemente non torna. Così come non tornano le manipolazioni dei media occidentali volte a presentare le manifestazioni ucraine come spontanee: troppo a lungo sono durate e troppo organizzati sono apparsi i manifestanti.
Oltre all’Unione europea, anche Washington ha ovviamente preso posizione: ricordiamo il grande valore simbolico della presenza a Kiev di Victoria Nuland (cioè la vice di John Kerry) e John McCain (ex candidato repubblicano alla Presidenza) per esternare il sostegno degli Usa ai dimostranti. Né si può escludere che gli Stati Uniti - in mancanza di jihadisti nelle pianure ucraine - utilizzino i nazisti locali, così come hanno fatto con gli estremisti islamici in Libia e Siria (e forse in Cecenia). A Washington i personaggi di punta per fare da ponte a simili manovre ci sono eccome: per tutti valgano Lev Dobriansky - antico importante collaboratore di Jaroslav Stetsko, uomo della Germania in Ucraina durante l’occupazione tedesca - che è stato ambasciatore degli Stati Uniti alle Bahamas, e sua figlia, Paula, addirittura sottosegretaria di Stato per la Democrazia (!) durante la presidenza di George W. Bush.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

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a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

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a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.