L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

sabato 30 maggio 2026

L’Ue si allinea al Fmi: l’aggressione all’Iran sta causando rallentamento della crescita, incertezza sui mercati e ripresa dell’inflazione

di Andrea Vento

Il quadro globale

Le previsioni economiche della Commissione Europea pubblicate il 21 maggio indicano, in linea con il World Economic Outlook di aprile del Fmi, un rallentamento della crescita mondiale al 3,1% per l’anno in corso, con una flessione del -0,3% rispetto al dossier autunnale, causato dallo shock energetico innescato dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio. Una crisi che si articola su un nefasto combinato disposto caratterizzato da carenza di offerta e da sensibile aumento delle quotazioni di petrolio, gas e prodotti energetici raffinati. 

Parimenti alle previsioni del Fmi, il rapporto in questione evidenzia come il dato mondiale sia frutto di dinamiche eterogenee fra stati e macroregioni: se le prospettive di crescita appaiono rafforzate per i paesi esportatori netti di energia come Russia e Stati Uniti, risultano invece penalizzate le economie importatrici di petrolio e gas, in particolare quelle asiatiche. Anche la Cina dovrebbe registrare un graduale rallentamento della dinamica economica a causa di consumi interni contenuti.

Mentre l’area MENA (Middle Est North Africa) è probabile che accusi un significativo indebolimento del ciclo economico a causa degli effetti più diretti delle varie guerre regionali, in primis dell’attacco all’Iran. 

La frenata dell’Unione Europea

In linea con la tendenza globale, la crescita dell’Unione Europea, dall’1,5% del 2025, dovrebbe scendere all’1,1% quest’anno, con una flessione del -0,3% rispetto alle previsioni dell’autunno scorso, con l’inflazione preannunciata in salita al 3,1%, addirittura con un rialzo di un punto percentuale rispetto al dossier autunnale.

Come di consueto l’Eurozona a seguito dei ristrettivi parametri macroeconomici previsti dal nuovo Patto di Stabilità in vigore dal 2024, riporta una crescita inferiore prevista allo 0,9% per quest’anno, in riduzione dall’1,2% prospettato in autunno.

La Commissione Europea specifica nel nuovo rapporto che, benché l’attuale shock presenti connotati alquanto diversi rispetto alla crisi energetica del 2022, è altamente probabile che si trasferisca all’economia reale attraverso canali analoghi producendo effetti simili, anche se la sua portata sarà legata alla durata e all’entità dello shock energetico, ad oggi difficilmente prevedibile.

A causa del cospicuo aumento dei prezzi di petrolio e gas, al 5 maggio saliti rispettivamente del 57% e del 51% rispetto al 27 febbraio, la Commissione prevede che l’inflazione energetica nell’Unione raggiunga un picco superiore all’11% nel secondo trimestre di quest’anno per restare al di sopra del 10% nella seconda metà dell’anno e poi iniziare a contrarsi nel 2027. 

Secondo la Commissione l’impennata dei costi dell’energia si sta riflettendo sull’intera catena produttiva con parziale trasferimento sui prezzi al consumo, in particolare nel settore agricolo, nei trasporti e nella distribuzione commerciale.

In definitiva il rapporto afferma che la “progressiva diffusione degli aumenti dei costi dei fattori produttivi e dei trasporti probabilmente spingerà al rialzo i prezzi in tutte le componenti dell’inflazione, compresi i servizi non ad alta intensità energetica”.

Italia, fanalino europeo

Nella sezione dedicata al nostro paese, la Commissione indica che il Pil italiano crescerà quest’anno, come nel 2025, di solo lo 0,5% e dello 0,6% il prossimo, anche a causa della debolezza della domanda interna causata dalla perdita di potere di acquisto delle retribuzioni.

La previsione conferma la strutturale posizione dell’Italia in coda ai 27 paesi Ue per crescita, visto che peggio di noi nell’anno in corso si troveranno solo la Romania con +0,1% (ma con +2,3% nel 2027) e l’Irlanda con -1,2%. Quest’ultima scenderà in recessione probabilmente a causa di un assestamento della dinamica economica dopo il fragoroso +12,3% del 2025 e peraltro con una prospettiva di +3,4% per il 2027. 

Tutti gli altri paesi riportano una crescita più elevata di quella italiana (grafico 1), ormai in fase di quasi stagnazione strutturale, avendo superato secondo l’Istat il livello di Pil del 2007 solo a fine 2023. In pratica si tratta di un vero e proprio quindicennio perduto nel quale abbiamo accumulato un gap di 10 punti percentuali di crescita con la Spagna, 14 con la Francia e 17 con la Germania. E la situazione non è cambiata nel 2024 (+0,7%) e nel 2025 (+0,5), salvo che al cospetto della Germania che nel biennio in questione è risuscita fare peggio di noi: -0,5% nel 2024 e +0,2% nel 2025. 

Grafico 1: le previsioni di crescita per i 27 Ue per il 2026 e il 2027. Fonte: Commissione Europea


Per il nostro paese arrivano note dolenti anche per l’inflazione che aumenterà al 3,2% quest’anno (+0,1% rispetto alla media Ue) e per il debito pubblico, il quale nonostante il deficit sia previsto in diminuzione al 2,9% dal 3,1% del 2025, è destinato a salire in rapporto al Pil dal 137,1% del 2025 al 138,5% di quest’anno, fino al 139,2% del 2027 (grafico 2) per l’effetto della bassa crescita e del possibile rialzo dei tassi della Bce con aggravamento del costo degli interessi, ormai stabilmente sopra i 90 miliardi di euro annui.

La previsione dell’Unione Europea in merito alla dinamica rialzista del rapporto Debito/Pil del nostro paese risulta diametralmente opposta rispetto a quanto riportato dal recente Documento di finanza pubblica approvato dal Governo il 22 aprile scorso, nel quale per lo stesso indicatore è prevista una traiettoria inversa, visto che dal 138,6% di quest’anno e il 138,5% del 2027 dovrebbe scendere al 136,3% nel 2029.

Grafico 2: quadro riassuntivo delle previsioni Ue per l’itala nel 2026 e 2027. 


Conclusioni

Come previsto nei nostri saggi precedenti, nel contesto della dinamica della crisi in atto nel Golfo Persico e in Medio Oriente si va sempre più configurando uno shock economico che ricalca gli stessi nessi causali a livello globale di quello del 2022: aumento del costo dell’energia, impennata dell’inflazione, crisi industriale, rallentamento economico (con recessione della Germania nel biennio 2023-24) e forte erosione del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni. 

Ancora una volta saranno le fasce sociali più deboli a pagare il conto delle politiche imperialistiche e guerrafondaie, aggravando in particolar modo la situazione dei lavoratori del nostro paese i quali nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati dell’Inps, hanno subito una perdita di potere di acquisto dei salari e degli stipendi di ben il 7,2%.


Andrea Vento

24 maggio 2026

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati




Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

venerdì 22 maggio 2026

IS THE POPULATION BOMB REALLY A DUD?

by Peter Gorenflos*

ENGLISH - ITALIANO

 

Notes on Paul R. Ehrlich’s work The Population Bomb—a book that, for good reasons, deserves to be back on the agenda.

Anyone who speaks out on controversial topics these days runs the immediate risk of being labeled right-wing, far-right, or racist. Paul Ehrlich, too, was subjected to such accusations—and even death threats—yet he refused to be intimidated by them. He came from a Jewish, anti-Zionist family, yet he maintained a friendly attitude toward Israel. Born in Philadelphia in 1932, Paul Ehrlich was a biologist at Stanford University. Alongside the co-evolution of insects and plants, population biology and natural resources were key areas of his research. In 1968, he published The Population Bomb, a book addressing the issue of global overpopulation. He passed away this past March at the age of 93.

In April, the Berliner Zeitung published a highly readable article by Sophie-Marie Schulz and Alexander Dergay titled «Threatened with Extinction» («Vom Aussterben bedroht»), in which Ehrlich’s assertions were portrayed as essentially inaccurate. Fortunately, there was no mass starvation claiming hundreds of millions of lives by the late 1980s, as there was no severe shortage in the global food supply. In a critical retrospective published in 2009, Ehrlich conceded that he had underestimated the Green Revolution—an initiative that, through the breeding of new grain varieties among other measures, boosted food production far beyond what experts had anticipated. He also admitted to making the mistake of exaggerating his future scenarios; they were intended to provoke thought and serve as a wake-up call, not to be interpreted as literal predictions. What is less widely known is that one of the «fathers» of the Green Revolution—Norman Borlaug—actually sided with Ehrlich in his Nobel Prize acceptance speech, acknowledging that these new technologies offered only a temporary reprieve.

The sixth great mass extinction is man-made

What is at stake? Global population dynamics. On a finite surface area (or sphere), an unlimited number of people cannot be sustained with food and other resources—the finite raw materials such as oil and natural gas, metals, fresh water, arable land, and so forth. Above all, an expanding humanity endangers biodiversity, thereby sawing off the very branch upon which we all—as part of nature—sit. In the chapter titled «A dying planet», the author describes the consequences of environmental destruction wrought by our dominant species, Homo sapiens. And indeed, his «scenarios» have been far surpassed by reality. No serious scientist today disputes that we have entered a new geological epoch—the Anthropocene—and that we are currently in the midst of the sixth great mass extinction in Earth's history; this time, however, it is not driven by geological factors, but by human intervention in nature. Unlike previous mass extinctions, the current one is not unfolding over spans of several millennia, but rather at breakneck speed—right before our very eyes. According to estimates from the Living Planet Index, the projected decline in global biodiversity between 1970 and 2010 alone amounts to approximately 65%. The natural habitats of many species are shrinking steadily as wildlands are converted into residential or agricultural areas; larger vertebrates are hunted or poached; fish stocks are overexploited; pesticides, environmental toxins, and plastic waste contaminate the ecosystem; and through our global mobility, we not only release greenhouse gases into the atmosphere but also spread non-native species into regions where they did not originate—far beyond the scope of natural dispersal.

I=P×A×T: A formula for the problem of overpopulation

martedì 5 maggio 2026

RANIERO PANZIERI DA MONDO OPERAIO AI QUADERNI ROSSI (Parte 3 di 3)

di Giorgio Amico

Link alla prima parte: https://utopiarossa.blogspot.com/2026/02/raniero-panzieri-da-mondo-operaio-ai.html

Link alla seconda: https://utopiarossa.blogspot.com/2026/04/raniero-panzieri-da-mondo-operaio-ai.html#more


Le Tredici tesi sul partito di classe (1958)

Le Tredici tesi sul partito di classe nascono in una fase cruciale della storia del Partito Socialista Italiano. Alla fine degli anni Cinquanta, la linea riformista di Pietro Nenni si va progressivamente consolidando, orientando il PSI verso un avvicinamento alla Democrazia Cristiana e ai modelli della socialdemocrazia europea. Allo stesso tempo, la sinistra interna, pur numericamente rilevante, appare strategicamente indebolita e frammentata tra posizioni diverse e spesso inconciliabili. In questo contesto, la direzione di Mondo Operaio da parte di Raniero Panzieri apre uno spazio di elaborazione teorica autonoma, che mette in discussione tanto la subordinazione al partito-guida quanto il rapporto tradizionale con il PCI. Sullo sfondo, il XX Congresso del PCUS e l’avvio del processo di destalinizzazione rendono improrogabile un ripensamento complessivo del ruolo del partito nella nuova fase del socialismo internazionale.

Le Tredici tesi si presentano dunque non come un semplice manifesto, ma come una piattaforma teorico-politica volta a ridefinire il significato del partito di classe nel capitalismo avanzato. Al centro vi sono il rapporto tra partito e autonomia operaia, la critica al riformismo e alla logica del compromesso istituzionale, e la necessità di fondare una strategia socialista sul controllo operaio e sulla partecipazione diretta dei lavoratori. Il partito, secondo Panzieri, non deve sostituirsi alla classe né guidarla in modo gerarchico, ma operare come strumento della sua azione, radicato nei luoghi di lavoro e capace di organizzare la lotta di classe a partire dalla fabbrica.

Una delle critiche principali riguarda la burocratizzazione del partito, che tende a separare la struttura dirigente dalla base, subordinando la pratica politica alle logiche interne e istituzionali. Contro questa deriva, le tesi rivendicano una democrazia interna reale, fondata sul dibattito, sul pluralismo e sulla partecipazione attiva dei militanti. Le correnti non devono trasformarsi in strumenti di potere o in fattori di immobilismo, ma contribuire alla chiarificazione politica e alla coesione strategica dell’organizzazione.

La centralità della fabbrica costituisce un altro nodo fondamentale. È nei luoghi di produzione che si manifesta in forma concreta la sussunzione reale del lavoro al capitale, ed è lì che si sviluppa il conflitto decisivo. Per questo il partito deve riconoscere, sostenere e non soffocare la nascita di organismi di base e di pratiche di controllo operaio, intese come forme concrete di autonomia e di democrazia socialista. La politica non può essere astratta o separata dall’esperienza quotidiana della classe, ma deve nascere dall’analisi dei processi produttivi e delle lotte reali.

In questa prospettiva, le Tredici tesi prendono nettamente le distanze sia dal riformismo parlamentare sia dal modello del partito-guida. Contestano l’idea che il socialismo possa essere realizzato esclusivamente attraverso le istituzioni o mediante una direzione centralizzata che pretenda di detenere la verità politica. Pur riconoscendo la necessità di un partito unitario, le tesi rifiutano la subordinazione delle posizioni interne a una leadership incontestabile e valorizzano il pluralismo come risorsa teorica e strategica.

Il documento si inserisce inoltre in un più ampio tentativo di superare le divisioni della sinistra interna del PSI, offrendo principi comuni capaci di orientare l’azione politica senza cedere alla deriva moderata. In un contesto di progressivo isolamento, le Tredici tesi svolgono una funzione insieme teorica e strategica: da un lato elaborano un modello coerente di partito e di democrazia socialista, dall’altro forniscono alla minoranza socialista uno strumento per riorganizzarsi e proporre un’alternativa alla linea dominante.

Un aspetto centrale riguarda la concezione della direzione politica. Panzieri critica apertamente il modello stalinista del partito, definendolo una forma di “misticismo politico”, che separa il partito dalla realtà concreta della classe operaia e lo trasforma in un soggetto trascendente. In opposizione a questa visione, il partito deve essere un luogo di coordinamento, elaborazione e sostegno, capace di interagire costantemente con le esperienze dei lavoratori, senza monopolizzare la lotta politica né ridurla a una questione di potere interno.

Grande attenzione è riservata anche alla selezione dei quadri dirigenti. Le Tredici tesi denunciano il carrierismo, la professionalizzazione della politica e la sovrapposizione tra funzioni politiche e amministrative, che producono élite autoreferenziali e distaccate dalla base. In alternativa, propongono criteri fondati sul legame con la classe, sull’esperienza diretta nelle lotte, sulla competenza politica e sulla responsabilità verso gli organismi di base, evitando la formazione di gerarchie chiuse.

Un altro punto qualificante è il superamento della separazione tra lotta economica e lotta politica. La tradizionale divisione dei ruoli tra sindacato e partito frammenta il conflitto e ne riduce l’efficacia. Le Tredici tesi affermano invece che ogni rivendicazione economica deve essere collegata alla costruzione di potere operaio e che l’azione politica deve radicarsi nei luoghi di lavoro, integrando organizzazione sindacale, controllo operaio e strategia socialista.

Pur introducendo elementi di forte rottura, le Tredici tesi non abbandonano la tradizione socialista, ma la rileggono criticamente. Recuperano l’eredità dei consigli operai, la riflessione gramsciana sull’autonomia della classe e la centralità della democrazia socialista come partecipazione diretta. Al tempo stesso, rompono con il modello socialdemocratico del partito come semplice rappresentanza parlamentare, con il partito-guida stalinista e con la concezione del partito come mediatore tra capitale e lavoro.

Nel loro insieme, le Tredici tesi rappresentano un documento di transizione. I limiti che le attraversano — dovuti al contesto di isolamento politico della sinistra interna, alla necessità di compromessi tattici e a una trattazione ancora parziale delle trasformazioni del capitalismo avanzato — riflettono la difficoltà di elaborare una strategia rivoluzionaria all’interno di un partito in piena trasformazione. Tuttavia, esse segnano un passaggio decisivo verso la rottura teorica che maturerà con i Quaderni Rossi e con l’elaborazione operaista degli anni Sessanta, ponendo al centro l’autonomia operaia, la fabbrica e la democrazia dal basso come fondamenti di una nuova concezione del partito di classe.

Dal  Congresso di Venezia a quello di Napoli (1959)

Il Congresso di Venezia rappresenta un momento di forte tensione e ridefinizione interna al PSI. La linea riformista di Pietro Nenni è ancora minoritaria nel Comitato Centrale, mentre la sinistra interna, vicina alle posizioni di Panzieri e di Mondo Operaio, mantiene un ruolo significativo. Tuttavia, emergono le fragilità della sinistra: divisioni interne, difficoltà a costruire una piattaforma unitaria e incapacità di trasformare le riflessioni teoriche in forza politica concreta.

Dopo Venezia, il PSI entra in una fase di trasformazione in cui la linea riformista inizia progressivamente a consolidarsi. Diversi fattori contribuiscono a questo rafforzamento. La base sociale del partito muta: l’ingresso di ceti medi e di ex militanti di Unità Popolare rende il PSI più favorevole a politiche moderate e parlamentari. La sinistra interna, pur innovativa sul piano teorico, mostra debolezza organizzativa e non riesce a proporre un’alternativa coerente né a competere sul piano elettorale e decisionale. La lettura tattica del XX Congresso del PCUS del 1956 rafforza la posizione di Nenni: mentre la sinistra critica interpreta la destalinizzazione come opportunità per rilanciare la democrazia operaia, Nenni la vede come legittimazione della “via democratica” al socialismo, giustificando così il progressivo distacco dalla tradizione comunista sovietica. Il contesto della Guerra Fredda e della coesistenza tra USA e URSS favorisce ulteriormente strategie moderate e parlamentari.

mercoledì 29 aprile 2026

Economia di guerra oggi. Parte XXVII

“L’economia globale all’ombra della guerra”


di Andrea Vento


Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026

Il Fondo Monetario Internazionale nei giorni scorsi ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook di aprile 2026, il primo emesso dopo l’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio che ha innescato lo shock energetico tutt’ora in corso caratterizzato da carenza di approvvigionamenti e impennata delle quotazioni di greggio e gas.

Dall’eloquente titolo “L’economia globale all’ombra della guerra”, il rapporto delinea le possibili ricadute del nuovo conflitto sul ciclo economico a livello mondiale, macroregionale e dei singoli paesi. In generale, la pubblicazione mette in evidenza come l’aumento dei prezzi delle materie prime, le aspettative di ripresa dell’inflazione e di possibile rialzo dei tassi, con conseguenti condizioni finanziare più restrittive, stiano determinando riflessi diretti sulla dinamica economica, con impatto di diversa entità a seconda della durata e della gravità del conflitto.

Lo scenario del Fmi in caso di conflitto di breve durata

In caso di durata limitata della guerra, secondo gli esperti del Fmi, le ricadute potrebbero essere tutto sommato relativamente contenute, infatti, in tale scenario la crescita mondiale viene quantificata nell’ordine del 3,1% per il 2026, un valore inferiore a quello degli ultimi anni e in flessione rispetto al 3,3% dell’Outlook di gennaio scorso. Una flessione indotta dalle Economie Emergenti che arretrano al 3,9% dal 4,2% di gennaio, mentre le Economie Avanzate restano stabili all’1,8% (tab.1-2).

Per quanto riguarda l’inflazione mondiale il Fmi indica un leggero incremento nel corso dell’anno, specificando che le pressioni inflattive interesseranno soprattutto le economie emergenti e in via di sviluppo importatrici di materie prime. 

Per l’Eurozona è prevista una riduzione della crescita dal 1,3% di gennaio all’1,1% di aprile trascinata dalle sue tre principali economie, tutte riviste al ribasso: la Germania, l’ex locomotiva europea, dall’1,1% previsto a gennaio arretra allo 0.8%, la Francia dall’1% passa allo 0,9% e l’Italia, ormai in condizione di quasi stagnazione economica strutturale, dallo 0,7% scivola allo 0,5% (tab.1-2). 

La crisi energetica starebbe invece portando benefici alla Russia la quale, a seguito dell’aumento delle quotazioni e della domanda proveniente da parte di alcuni tradizionali clienti dei paesi del Golfo Persico, riporta nell’Outlook di aprile un incremento della crescita all’1,1% dallo 0,8% di gennaio.

Mentre gli Stati Uniti, che hanno scatenato il conflitto insieme ad Israele, arretrano solo leggermente dal 2,4% al 2,3%, mantenendo un discreto tasso di crescita anche grazie all’aumento dell’export del petrolio (tab.1-2), come vedremo nel seguente paragrafo.

Dobbiamo tuttavia precisare che le previsioni in questione del Fmi basandosi sulla situazione al 31 di marzo non riflettono a pieno la gravità della situazione causata dallo shock petrolifero innescato dalla chiusura selettiva di Hormuz e delle distruzioni degli impianti. Ciò lo rileviamo soprattutto per quanto riguarda l’Arabia Saudita la cui crescita economica, anche alla luce della riduzione del 57%, del flusso complessivo dell’export petrolifero dal golfo Persico nel mese di aprile, viene rivista al solo +3,1% dal +4,5% di gennaio. 

A completezza del quadro relativo all’export dell’Arabia Saudita è opportuno specificare che le spedizioni attraverso il porto di Yambu sul Mar Rosso, collegato ai giacimenti sul Golfo Persico tramite l’oleodotto Est-Ovest, pur essendo aumentate di cinque volte rispetto al periodo prebellico arrivando a circa 4 milioni di barili al giorno nelle prime tre settimane di aprile, non riescono a compensare la diminuzione attraverso Hormuz.

Tabella 1: previsioni economiche del Fmi di aprile 2026

domenica 19 aprile 2026

IRAN: TRA DIPLOMAZIA E RISCHIO NUCLEARE

di Nathan Novik


ITALIANO - ENGLISH - ESPANOL


L'Iran degli ayatollah si è posto al centro di una tensione che non può essere letta come un conflitto lontano o circoscritto.

Quello che osservo non è solo una disputa tra Stati, né un confronto tra Israele e Iran, ma una situazione che compromette la stabilità del sistema internazionale. Mi risulta evidente che ridurre questo fenomeno a un problema regionale impedisce di comprenderne la portata.

Penso che esista una tendenza a interpretare questo scenario come una questione legata unicamente agli interessi strategici di potenze come gli Stati Uniti o alla difesa esistenziale di Israele. Tuttavia, questa lettura omette un elemento centrale: la natura del regime iraniano e la sua proiezione ideologica. Quando un sistema politico combina potere religioso, dottrina espansiva e sviluppo di capacità nucleari, il problema cessa di essere locale.

In questo contesto, considero necessario esaminare gli elementi che configurano questa realtà e che spiegano sia la diffidenza internazionale che la mancanza di una risposta globale coerente. Diffidenza strutturale del regime iraniano.

Analizzando il comportamento del regime degli ayatollah, identifico fattori che spiegano la sua percezione come attore poco affidabile. La struttura politica basata sul principio del velayat-e faqih pone l'autorità religiosa al di sopra degli impegni politici tradizionali.

Questo non è un dettaglio minore, perché condiziona il modo in cui vengono interpretati gli accordi internazionali.

A quanto sopra si aggiunge una condotta duale. Da una parte, l'Iran partecipa a istanze diplomatiche, comprese le negoziazioni sul suo programma nucleare. Dall'altra, mantiene una retorica di confronto e un'azione indiretta tramite organizzazioni armate. Il sostegno a gruppi come Hamas e Hezbollah non solo tensiona la regione, ma indebolisce qualsiasi aspettativa di stabilità.

Osservo anche un modello di conflitti ricorrenti con diversi attori internazionali.

Queste tensioni non appaiono come fatti isolati, ma come parte di una strategia che combina pressione politica, influenza regionale e sviluppo militare. In questo quadro, l'accumulo di uranio arricchito oltre gli scopi civili genera inquietudine e alimenta la percezione del rischio.


Jihad estremista e il suo impatto contemporaneo

Per comprendere il fenomeno nella sua totalità, considero necessario distinguere tra l'islam come religione e le interpretazioni estremiste che alcuni gruppi hanno sviluppato. Questa differenza risulta essenziale. La maggior parte dei musulmani non partecipa a queste visioni, ma l'azione di minoranze organizzate ha avuto effetti globali.

Le organizzazioni estremiste hanno costruito una narrativa che legittima la violenza attraverso una reinterpretazione della jihad. Questa idea si diffonde tramite propaganda, pubblicazioni e discorsi che promuovono il confronto contro coloro che sono considerati nemici. In questo ambiente, la nozione di martirio occupa un posto centrale come incentivo.

L'impatto di queste idee si è manifestato in attentati, reclutamento digitale ed espansione di reti. Ha anche generato conseguenze sociali più ampie, come la diffidenza verso le comunità musulmane e l'aumento di misure di sicurezza in diversi paesi. A ciò si aggiunge l'utilizzo politico della paura.

Nel caso iraniano, identifico un sistema che utilizza strumenti statali per diffondere la propria visione ideologica. Il controllo dei media, il sistema educativo e strutture come la Guardia Rivoluzionaria permettono di consolidare un discorso che combina antioccidentalismo, antisemitismo e controllo interno. Questa proiezione non si limita al suo territorio, ma influenza scenari esterni.


Memoria storica e il rischio dell'appeasement

martedì 7 aprile 2026

RANIERO PANZIERI DA MONDO OPERAIO AI QUADERNI ROSSI (Parte 2 di 3)

di Giorgio Amico

Link alla prima parte: https://utopiarossa.blogspot.com/2026/02/raniero-panzieri-da-mondo-operaio-ai.html


Raniero Panzieri condirettore di Mondo Operaio

Nel nuovo equilibrio politico emerso dal Congresso di Venezia del 1957, la figura di Raniero Panzieri occupa una posizione singolare, difficilmente riconducibile agli schieramenti tradizionali del PSI. Pur collocandosi, per formazione e sensibilità, nell’area della sinistra socialista, egli non si identifica pienamente con nessuna delle correnti esistenti. La sua riflessione si muove infatti su un piano diverso rispetto al confronto prevalentemente tattico che domina il dibattito interno al partito, concentrandosi su questioni di fondo: la trasformazione del capitalismo italiano, la crisi del marxismo tradizionale, il rapporto tra democrazia e socialismo, il ruolo del partito nella società di massa.

L’esclusione di Panzieri dalla direzione del PSI, decisa al termine del Congresso, non può essere interpretata come un semplice episodio di marginalizzazione personale o come l’esito contingente di un gioco di correnti. Essa riflette piuttosto una difficoltà strutturale del partito ad accogliere una posizione teoricamente autonoma e radicale, che non si limita a contestare singole scelte politiche ma mette in discussione l’impianto complessivo della strategia socialista in via di definizione. In un PSI sempre più orientato verso una linea riformista e istituzionale, la radicalità della riflessione panzieriana appare ingombrante e difficilmente integrabile negli equilibri interni.

Tuttavia, questa esclusione non coincide con un’espulsione dal campo politico socialista. Al contrario, la nomina di Panzieri a condirettore di Mondo Operaio nel marzo 1957 apre uno spazio di intervento e di elaborazione teorica di straordinaria importanza. Fondata nel 1948 come organo teorico e culturale del PSI, la rivista aveva già assunto negli anni Cinquanta un ruolo rilevante nel dibattito sul socialismo italiano e internazionale, ma risentiva ancora delle oscillazioni tattiche del partito e delle pressioni delle correnti. Con l’arrivo di Panzieri, Mondo Operaio conosce una trasformazione profonda, cessando di essere un semplice strumento di informazione o di propaganda interna per diventare un vero e proprio laboratorio critico.

Panzieri rifiuta di utilizzare la rivista come cassa di risonanza di una specifica corrente. Pur mantenendo un dialogo privilegiato con la sinistra socialista, egli sviluppa una posizione autonoma che gli consente di criticare tanto il riformismo emergente quanto le rigidità della tradizione staliniana. In questo modo, Mondo Operaio diventa uno spazio di confronto teorico aperto, capace di affrontare questioni che il dibattito ufficiale del partito tende a eludere: la crisi dello stalinismo e le implicazioni del XX Congresso del PCUS, i limiti della socialdemocrazia, la natura della democrazia socialista.

Uno dei contributi più innovativi della direzione panzieriana riguarda l’analisi delle trasformazioni del capitalismo contemporaneo. Lontano sia dall’economicismo tradizionale sia da una lettura riformista dello sviluppo, Panzieri insiste sulla razionalità tecnica e sulla pianificazione capitalistica come forme di dominio. Nei contributi pubblicati su Mondo Operaio emerge con chiarezza l’idea che il progresso tecnico non sia neutrale, ma incorpori rapporti di potere e meccanismi di controllo sul lavoro. L’attenzione alla fabbrica, all’organizzazione del processo produttivo e alle nuove forme di sussunzione del lavoro al capitale rappresenta una forte discontinuità rispetto al marxismo dominante nel PSI e anticipa alcuni dei temi centrali dell’operaismo italiano.

In questo contesto prende forma il concetto di controllo operaio, elaborato insieme a Lucio Libertini. Su Mondo Operaio esso viene inteso non come semplice rivendicazione sindacale o come misura di cogestione, ma come pratica politica capace di contestare il potere del capitale sul processo produttivo e di mettere in discussione la separazione tra chi decide e chi esegue. Parallelamente, Panzieri avvia una riflessione critica sul ruolo del partito nella democrazia socialista, rifiutando sia il modello del partito-avanguardia separata sia la sua riduzione a forza di mediazione istituzionale.

La rivista svolge inoltre una funzione decisiva sul piano metodologico. In essa Panzieri inizia a sperimentare una modalità di analisi che coniuga teoria e inchiesta, riflessione astratta e attenzione alle condizioni concrete del lavoro. Sebbene l’inchiesta operaia troverà pieno sviluppo solo negli anni dei Quaderni Rossi, i suoi presupposti teorici sono già chiaramente visibili in questa fase.

Un momento particolarmente significativo della direzione panzieriana è la pubblicazione, nel 1957, del numero speciale dedicato al quarantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Il fascicolo assume il carattere di un vero e proprio manifesto antistalinista: attraverso una selezione accurata di materiali teorici e storici, Panzieri propone una rilettura critica del leninismo, liberandolo dalle deformazioni burocratiche dello stalinismo e riaffermandone la centralità per l’analisi del potere, della democrazia e della partecipazione operaia.

Sempre in questi anni nasce il Supplemento scientifico-letterario di Mondo Operaio, curato da Franco Castagnoli ed Emilio Muscetta, con la collaborazione di giovani intellettuali. Questo spazio editoriale rappresenta un’importante sperimentazione nel ripensamento del rapporto tra cultura e politica, anticipando temi che diventeranno centrali nei Quaderni Rossi: l’autonomia della ricerca teorica, la critica alla subordinazione degli intellettuali alle gerarchie di partito, la necessità di un sapere radicato nella realtà concreta del lavoro.

Nel suo complesso, la direzione di Mondo Operaio tra il 1957 e il 1958 rappresenta una fase di transizione decisiva nel percorso di Raniero Panzieri. La marginalizzazione all’interno del PSI si trasforma nella condizione che rende possibile una delle elaborazioni teoriche più originali del marxismo italiano del secondo Novecento. La rivista funge da ponte tra il socialismo tradizionale del partito e l’operaismo nascente, preparando il terreno per le categorie concettuali, le domande e i metodi che troveranno pieno sviluppo nell’esperienza dei Quaderni Rossi.


L'analisi del capitalismo avanzato

Le riflessioni di Raniero Panzieri sulle trasformazioni del capitalismo avanzato, sviluppate negli anni in cui dirige Mondo Operaio (1957-1958), costituiscono uno dei contributi più originali del dibattito politico e teorico della sinistra italiana del dopoguerra. In un contesto in cui larga parte dell’analisi marxista continuava a interpretare il capitalismo attraverso categorie tradizionali — crisi cicliche, caduta tendenziale del saggio di profitto, polarizzazione sociale — Panzieri individua mutamenti strutturali che ridefiniscono in profondità il funzionamento del sistema e il rapporto tra capitale e lavoro.

mercoledì 1 aprile 2026

La situazione economica degli Stati Uniti nel 2025

Un quadro con poche luci e molte ombre condizionato dai dazi di Trump 

di Andrea Vento

Dinamica economica, inflazione e tassi di interesse

L’economia statunitense nel corso del 2025, anche a causa degli stress innescati dalle politiche sui dazi di Trump, ha registrato secondo le stime del Fmi una crescita del 2,1%, inferiore al 2,8% del 2024, confermandosi peraltro di livello strutturalmente superiore rispetto all’Eurozona che chiude l’anno con +1,4%, il valore più elevato dal rimbalzo post-covid.

Gli investimenti in tecnologia e nell’Intelligenza Artificiale hanno ricoperto un ruolo centrale per l’economia Usa nel corso del 2025, compensando parzialmente l’effetto negativo della riduzione dell’immigrazione, dei consumi contenuti e dell’introduzione dei dazi. Proprio in relazione a questi ultimi, un recente rapporto della Fed indica che i beni importati, soggetti nell’anno in questione ad una tariffa media del 13%, hanno subito un aumento dei prezzi finali dell’11%. Registrando in pratica un tasso di trasferimento annuo dei dazi sui prezzi al consumo del 96% secondo il Kiel Institute, determinando un livello di inflazione medio annuo del 2,4% (grafico 1). 

Grafico 1: tasso di inflazione medio annuo Usa anni 2022-2025 con previsioni per il 2026. 


L’inflazione media mensile è lievemente scesa nel corso dell’anno dal 3,0% di gennaio al 2,7% di dicembre, consentendo solo tre tagli al tasso ufficiale dello 0,25% da parte della Fed fra settembre e dicembre, che hanno portato il tasso stesso al 3,75% attuale (grafico 2).

Il livello di inflazione ancora superiore all’obiettivo del 2% ha quindi indotto, nonostante le pressioni di Trump, il presidente della Fed, Jerome Powell,  a non procedere ad ulteriori riduzioni dei tassi anche per la debolezza del dollaro che a gennaio 2026 accusava, rispetto al gennaio precedente, una perdita di valore del 13% rispetto all’euro. 

Grafico 2: tasso di interesse sui fondi federali degli Usa, anno 2025. Fonte Federal Reserve

Il debito federale

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.