L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

venerdì 30 settembre 2016

SOCIALISMO SIGLO XXI, CRISIS Y PODER MILITAR, por Rolando Astarita (Ruptura/Utopía Tercer Camino)

La crisis del modelo chavista “socialismo siglo XXI” parece irreversible

La situación del país es desesperante. El propio gobierno de Maduro admitió que en los 12 meses a septiembre de 2015 la economía cayó 7,1%. Oficialmente la inflación en 2015 fue del 180%, y los salarios aumentaron un 97% (BCV). En lo que va de 2016 se establecieron aumentos salariales del 56%, y la inflación enero-abril es de 275%. El FMI pronostica que la inflación podría llegar al 700% en 2016 y el PBI caer un 8%. Según CEPAL, la caída sería del 6,9%.
La Encuesta Condiciones de Vida (ENCOVI), realizada por tres universidades nacionales, dice que el 73% de los hogares cayeron por debajo de la línea de la pobreza (en 2013 era el 31%). Fuentes privadas y de las universidades sostienen que el venezolano medio ha disminuido considerablemente el consumo de calorías y proteínas. El Banco Central de Venezuela y el Instituto Nacional de Estadística han dejado de publicar datos sobre pobreza.
En algunos rubros el panorama es dramático. La carencia de medicinas alcanza al 85% y el Ministerio de Salud no publica estadísticas de mortalidad desde hace tres años. El presidente de la Federación Médica de Venezuela dice que los hospitales cuentan con solo el 4 o 5% de los medicamentos que necesitan los pacientes. Las colas para conseguir alimentos, medicinas, pañales u otros productos de primera necesidad consumen muchas horas por día a los venezolanos, y en varios casos han terminado en violencia, saqueos o intentos de saqueo. En el mercado negro el dólar se paga más de 100 veces más caro que en el mercado oficial. La corrupción vinculada al mercado externo (importaciones fraudulentas con tipo de cambio oficial para fugar divisas) es una fuente de grandes negociados para funcionarios y allegados al chavismo. A su vez, los “bachaqueros” (personas que compran los productos a precios regulados para revenderlos en el mercado negro o destinarlos al contrabando) conforman la capa de “trabajadores de la economía informal” de mayor expansión.
Lógicamente, el clima que se vive en Venezuela es de extrema tensión. Una preocupación central de la oposición burguesa, agrupada en torno a la MUD, es que la bronca social acumulada estalle y se transforme en un movimiento incontrolado. El Gobierno, por su parte, responde a la crisis acentuando el control represivo.
Durante años el chavismo se ocupó de debilitar, dividir y controlar al movimiento obrero, y reprimir a toda vanguardia o movimiento de activistas y dirigentes que llevaran adelante alguna política independiente con respecto al Estado. Listas negras, asesinato de dirigentes sindicales, despidos de obreros no afectos al chavismo, manipulación de elecciones gremiales, fueron algunos de los medios empleados. Pero ahora también limita y ataca la autonomía de la Asamblea Nacional, dominada por la oposición. A lo que se suma el reciente decreto que establece el estado de excepción y emergencia “para derrotar al golpe de Estado”.

lunedì 26 settembre 2016

CHIESA CATTOLICA E POTERE IN ITALIA DOPO IL 1870, di Federico Piccirillo

RELAZIONE PER IL CONVEGNO «IL VATICANO E IL FASCISMO» DEL 21 SETTEMBRE 2016 A ROMA

Il 20 settembre 1870 rappresenta una data epocale per la storia del nostro Paese. Con l'annessione di Roma al Regno d'Italia tramontò lo Stato Pontificio come entità storico-politica e ciò decretò, di conseguenza, la fine del potere temporale dei papi.
Tuttavia, è bene ricordare che la con "breccia di Porta Pia" comparve anche la "questione romana", inerente i rapporti tra il nuovo regno unitario e il Vaticano, sempre pronto a rivendicare un suo presunto diritto all'esercizio del potere su specifici settori ed ambiti della vita politica, socio-economica e culturale del nostro paese.
La "questione romana" troverà risposte nell'atteggiamento conciliante dei governi italiani, dapprima con i Patti Lateranensi del 1929, poi con il Concordato craxiano del 1984, tralasciando i quarant'anni di governo democristiano, a partire dagli inizi del secondo dopoguerra, durante i quali la Chiesa ha quasi sempre trovato nella Dc la propria longa manus politica nel territorio italiano.
Questo ci illumina su quanto sia stato e sia tuttora forte il connubio tra Chiesa e potere. Indubbiamente, l'evento del 20 settembre 1870 ha il merito di aver limitato in gran parte questo connubio.
Il pontefice Giovanni XXIII arrivò persino ad affermare che, a suo avviso, la presa di Roma dovesse essere interpretata come manifestazione della Provvidenza, in quanto l'evento in questione avrebbe reso possibile uno sganciarsi della religione dalla politica.
Il legame tra Chiesa cattolica e potere politico trova le sue radici nella tarda antichità romana, dal momento in cui l'imperatore Costantino con l'Editto di Milano (313 d.C.) non solo riconobbe la libertà di culto ai cristiani elargendo alle loro comunità una serie di beni materiali e di proprietà, ma iniziò anche a includere i vescovi nella burocrazia imperiale. L'operazione politica di Costantino fu molto chiara: ormai il cristianesimo stava diventando la religione più professata; tanto valeva averla come alleata.
Dal canto loro, i cristiani, ormai immemori dell'insegnamento evangelico, avevano capito che la loro opportunità era giunta. Infatti, in un periodo in cui, in seguito all'instabilità determinata dalla crisi economica e dalle invasioni barbariche, la figura carismatica dell'imperatore era indebolita, l'idea di un unico Dio onnipotente e "Signore del cielo e della terra" avrebbe ridato stabilità ai fondamenti del potere politico. Gli stessi cristiani sposavano bene l'idea di un vescovo-capo vicario di Dio con quella di un imperatore sommo detentore del potere politico.

venerdì 23 settembre 2016

PIO XII E LA GERARCHIA VATICANA SAPEVANO…, di Roberto Massari

RELAZIONE (INCOMPLETA) PER IL CONVEGNO «IL VATICANO E IL FASCISMO» DEL 21 SETTEMBRE 2016 A ROMA

1. … che Pio XI aveva deciso di denunciare l'antisemitismo e la politica dei nazisti verso gli ebrei.
2. … che si preparava il «Programma di Eutanasia» contro i disabili gravi e i malati di mente.
3. … che era in atto lo sterminio degli ebrei in Europa.
4. … che si preparava la razzia nel quartiere ebraico di Roma.
5. … che si stava compiendo il massacro delle Fosse Ardeatine.
6. … che in Slovacchia e Croazia allo sterminio collaborava in prima persona la gerarchia cattolica locale.
7. … che se avessero fatto i passi necessari, gran parte di tutto ciò si sarebbe evitato.
8. … che migliaia di criminali nazisti scappavano passando attraverso strutture della Chiesa in Italia e a Roma in particolare.

Questo voto [di pace] l'umanità lo deve alle centinaia di migliaia di
persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di
nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo
deperimento.
(Pio XII, messaggio natalizio del 1942, dopo che i Governi alleati
avevano condannato ufficialmente lo sterminio degli ebrei e annunciato
la punizione dei responsabili)

Giorno dopo giorno giungono a nostra conoscenza atti inumani che non
hanno nulla a che vedere con le reali necessità della guerra e che ci
riempiono di stupore e di raccapriccio.
[Lettera di Pio XII (30 aprile 1943) al vescovo di Berlino, Konrad von
Preysing, che lo aveva più volte sollecitato a denunciare apertamente i
crimini del nazismo (Adss, II, pp. 319 sg.)]
[Adss = Actes et documents du Saint Siège relatifs à la Second guerre mondiale]

Le due frasi qui riportate rappresentano la premessa e la sintesi del testo che segue. Esse sono state citate più e più volte nella letteratura a favore o contro il comportamento tenuto da Pio XII nei confronti del nazismo e della persecuzione antiebraica, perché rappresentano il livello più alto di denuncia da lui mai formulato del nazismo e della Shoah. Non esistono dichiarazioni che vadano oltre o che facciano capire più chiaramente a chi o a che cosa Pio XII alludesse. Quelle frasi passarono inosservate all'epoca, ma costituiscono oggi un bruciante atto d'accusa verso il Pontefice che con i suoi silenzi e le sue manovre diplomatiche consentì ai nazisti di togliere la vita a milioni di ebrei e a decine di migliaia di zingari senza che dal Vaticano si levasse una qualsiasi voce ufficiale e autorevole per fermare la mano degli esecutori della Shoah.
Il lettore noterà in entrambe le frasi a) che non sono nominati nemmeno indirettamente o con perifrasi il nazismo e l'antisemitismo; b) che non vengono nominati gli ebrei, le deportazioni e meno che mai i campi di sterminio; c) che il ragionamento (benché molto implicito) ha basi esclusivamente politiche, giacché nel primo caso si tratta di un tentativo di cautelarsi rispetto alle denunce ben più esplicite formulate dalle nazioni alleate che combattevano contro il nazismo; nel secondo caso si cercava di tacitare quei settori del clero europeo e soprattutto statunitense che chiedevano un maggiore impegno contro lo sterminio; d) che entrambe le frasi costituiscono un'ammissione di consapevolezza da parte del Pontefice riguardo al fatto che «centinaia di migliaia di persone» innocenti venivano uccise o deportate, ma anche che il trattamento loro inflitto era «inumano e raccapricciante».
Con queste due frasi, quindi, anche il lettore più sprovveduto ha l'immediata possibilità di stabilire se Pio XII sapesse quanto stava accadendo in Europa ad opera del nazismo e se abbia fatto qualcosa per porre termine a quel genocidio. Ci si potrebbe fermare anche a queste due citazioni, giacché le pagine che seguono servono solo a rimpolpare di dati questa esplicita ammissione di consapevolezza e quindi di tacita corresponsabilità in ciò che il nazismo stava facendo al di fuori delle «reali necessità della guerra».

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.