L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

giovedì 21 luglio 2016

LA VENDETTA PREMEDITATA DI ERDOĞAN, di Pier Francesco Zarcone

C'È VOLUTO POCO PER CAMBIARE

Nel corso di una notte in Turchia tutto è cambiato e il peggio deve ancora venire. Ricorrendo a un'immagine, potremmo dire che prima del fallito golpe la situazione turca era così rappresentabile: il composito settore degli oppositori di Erdoğan costituiva una sorta di fortezza assediata sulle cui mura - dopo la perdita di spazi viciniori - si abbattevano i colpi degli arieti islamici dell'ex sindaco di Istanbul diventato Presidente della Turchia: tuttavia quelle mura bene o male tenevano. Oggi invece sono improvvisamente crollate, le orde di Erdoğan sono entrate e scorrazzano indisturbate in quella che potrebbe diventare assai presto una "cittadella della memoria".
Si è sempre parlato di una metaforica agenda politica islamista di Erdoğan, e tutto fa pensare che siamo di fronte a una limpieza [rastrellamento massiccio (n.d.r.)] diretta a concretizzarla. D'altro canto il vero Erdoğan non è mai stato il presunto islamico "moderato" mistificato dai media occidentali, bensì colui che in piena convinzione amava recitare i bellicosi versi
«Le nostre moschee sono le nostre caserme, le nostre cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati».
Gli oppositori - già in precedenza intimoriti e con sempre più ridotta voglia (e possibilità) di contrapposizioni frontali - oggi sono costretti al silenzio e all'acquiescenza sperando almeno di evitare guai maggiori. Ed è sintomatico che invece il partito Mhp (vale a dire l'erede politico del kemalismo!) - attraverso il suo leader Devlet Bahçeli - si sia allineato alle velleità governative di ripristino della pena di morte (tanto, come ha detto Erdoğan, la pena di morte è dappertutto tranne che nell'Unione europea! Che non è male come giustificazione omicida…).
In buona sostanza Erdoğan sta ridisegnando a proprio uso e consumo una nuova Turchia al cui interno gli oppositori dovrebbero avere ben poco da opporre e molto da tacere. Si parla di circa 90.000 epurati, fra arrestati e dimessi dal lavoro. La cifra è impressionante, e se si va a vederne i dettagli la preoccupazione aumenta in modo esponenziale. Innanzitutto (e proprio l'entità di quella cifra lo dimostra, altrimenti il golpe avrebbe vinto) non sono finiti nel tritacarne di Erdoğan solo i golpisti. Il vicepremier Numan Kurtulmus ha comunicato che gli imprigionati per complicità nel golpe sono 9.322, ma un tribunale di Istanbul ha rinviato a giudizio finora solo 278 persone per complicità col golpe. Il resto degli epurati riguarda gli asseriti sostenitori (anche solo simpatizzanti) di Fethullah Gülen.

mercoledì 20 luglio 2016

EDUCANDOS Y EDUCADORES: VÍCTIMAS DEL SISTEMA, por Enrique Contreras (Ruptura/Utopía Tercer Camino)

Soy de los que cree que la educación que se tiene hoy, al igual que ayer, niega la tolerancia para evitar que la diversidad pueda aportar en el propio campo de la pedagogía caminos de redención social, tolerancia que hay que verla como un valor innato del ser humano, como cualidad que nos permite convivir, compartir, con el que de alguna u otra manera es diferente a nuestro pensamiento, para poder construir, elaborar, en el hecho pedagógico, un sendero de respeto y dignidad por el otro y más aún cuando se trata de los educandos.
Todo gobierno, llámese “socialista” o capitalista, impone, ordena, obliga, ejecuta a través del llamado poder del estado su identidad ideológica y política dentro del sistema educativo, donde el educando es la víctima, pero no solamente el alumno es el sacrificado o el domesticado. ¿Dónde queda el maestro dentro de estas relaciones de poder?- ¿Qué papel ejerce en la acción “pedagógica”?- ¿Cuál es su función o su rol dentro del “sistema educativo”? Todos sabemos que el Estado controla los currícula del sistema educativo, que genera una enseñanza de tipo instrumental y acrítica acompañada de una carga ideológica que necesariamente tiene que responder a los intereses de la clase que se encuentra en las esferas de ese poder. Aquí podemos indicar que también ese maestro paso por la misma escuela, por lo tanto el adoctrinamiento es el mismo, su obediencia al patrón (el Estado) es de manera incondicional, porque sabe que al desobedecerlo pierde su trabajo. Esto hace que no tenga un pensamiento independiente, que esté permanentemente bajo coerción y amenaza, sin olvidar que los sistemas educativos a lo largo de su historia no han dejado de interpretar un papel institucional al servicio del poder, que controla, vigila y coerciona. Una vez que se ha “educado” al maestro en sus respectivas escuelas “pedagógicas” y se le ha socializado de una manera que apoya las estructuras de poder, éste obtiene su respectivo “salario” por el cual comienza a depender. En éste sentido, el poder espera y obliga a que se comprometan de manera incondicional en la de reproducir la ideología dominante y en justificar y favorecer los intereses de los que administran el estado.

domenica 17 luglio 2016

IL GOLPE IN TURCHIA: UN TRAGICO ENIGMA, di Pier Francesco Zarcone

Fare della "dietrologia" è cosa per molti antipatica e magari insopportabile. Riguardo al recente e fallito golpe turco commenti dietrologici sono già stati presentati anche da illustri giornalisti non tacciabili di ignorare le faccende del Vicino Oriente né di ingenuità credulona. Ad ogni modo dal canto nostro non possiamo fare a meno di porci delle domande spontanee, o meglio formulare la domanda di base: "Ma che razza di golpe militare è mai stato quello del 15 luglio?".
Possiamo pure evitare i raffronti con i precedenti colpi di stato nella quasi secolare storia della Repubblica di Turchia - i quali con precisione e rapidità assolute in brevissimo tempo dettero ai golpisti il totale controllo del paese - e limitarci a quanto è appena accaduto. Da questi recentissimi fatti consegue un giudizio tecnico (plausibile al di là delle apparenze?) di totale e strana incompetenza dei capi golpisti, se non addirittura di loro imbecillità.
Ebbene, è concepibile che il primissimo atto del golpe non sia stato l'arresto di Erdoğan in villeggiatura a Marmaris?
Perché non sono stati messi fuori funzione trasmettitori e ripetitori dei telefoni cellulari, nonché Internet?
Se fosse vera la notizia circolata all'inizio del golpe riguardo al preavviso del suo verificarsi dato dai golpisti agli addetti militari delle ambasciate turche, come valutarla tenuto conto che il golpe è risultato provenire da una parte soltanto dell'esercito e dell'aeronautica?
Se fosse vero che Erdoğan se ne andava in giro per i cieli in cerca di un asilo all'estero, come mai nessun caccia si è levato per abbatterne l'aereo finché si trovava nello spazio turco?
Com'è stato possibile che un golpe apparentemente vittorioso (in base alle prime notizie) finisse all'improvviso con la vittoria dei governativi?
Tenuto conto degli standard operativi dei militari turchi, come mai non si è sparato seriamente sulla folla che manifestava per Erdoğan? Perché sono stati usati per lo più militari di leva?
Perché nessun esponente del governo o del partito islamista è stato arrestato?
Ebbene, allora tanto valeva non fare nulla.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

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a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

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a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.