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domenica 30 maggio 2021

Telefonía celular y redes sociales: ¿vicio, problema, aporte?

por Marcelo Colussi


Hace algunos años, digamos una década y media atrás, se perfilaban ya los teléfonos celulares como un elemento que había llegado para cambiar la cotidianeidad de gran parte de la humanidad. Hoy, 2021, con el agregado de una pandemia que obligó a confinamientos y cuarentenas a nivel planetario, la cultura del uso de esos aparatos se disparó en forma absolutamente exponencial. En este momento, la era digital -de la que su nave insignia es la telefonía móvil- parece ya plenamente instalada y con miras a perpetuarse. El mundo, cada vez más en forma creciente, hace uso de lo virtual (“Virtual: Que tiene existencia aparente y no real”, según el Diccionario de la Lengua Española). 


Sin que se haya buscado directamente, la pandemia de COVID-19 obligó a un uso sostenido de lo digital. Trabajo, estudio, comercio, actividades sociales y un complejo etcétera fueron cambiando en su modalidad. Lo presencial, no en todos los casos, pero sí en muy numerosos, fue cediendo su lugar a esto que ahora se popularizó y llamamos “virtualidad”. Es decir: se hace todo a través de una pantalla. 

 

Lo real supera a lo virtual”, se ha dicho. Habrá que estudiar muy concienzudamente qué significa eso. ¿En qué sentido lo “supera”? Son cosas distintas, sin ningún lugar a dudas; tienen estatutos ontológicos diferentes, inciden diversamente en lo humano. De hecho, el ser humano es el único ser vivo que puede hacer uso de una realidad virtual. Y puede hacer uso de ella de muy distintas maneras: placenteramente, aterrorizándose, facilitándose la vida cotidiana. Pero para muchas personas, complicándosela. O incluso: empobreciéndola. 

sabato 29 maggio 2021

RIVOLUZIONE SURREALISTA

Per una poetica dell’inatteso

di Enrico Giosuè Biraghi

 

Per gentile concessione degli eredi la casa editrice di Roberto Massari pubblica le memorie del rivoluzionario surrealista Pierre Naville, originariamente apparse per le Èditions Galilée di Parigi nel 1977. La curatela della presente edizione è affidata a José Fernando Padova. Naville fu saggista marxista e prese le difese di Trotsky nel ’27.

Precursore del surrealismo è il movimento dada, il quale «sviscerava con molto spirito tutte le pubblicazioni che per tradizione veicolavano idee consacrate». Anche se «le sue navi incendiarie furono effimere», esse «si moltiplicavano silurando pubblicazioni venerabili a colpi d’innovazioni tipografiche e di un’elaborazione sintattica della pagina stampata». Da questa corrente il nucleo composto dai surrealisti si distacca presto. «Eravamo alla ricerca di luci più terrestri, di un meraviglioso più esplosivo», dirà Naville.

Vede allora la luce La Révolution surréaliste, rivista per la cui pubblicazione viene presa una speciale accortezza: «il tipografo fu scelto il più lontano possibile dalle botteghe in cui si confezionano edizioni d’arte». Lessico del surreale: beffardo, grottesco, ambiguo, macabro, perturbante, spugnoso. Gli aderenti al movimento provano l’impulso ad avventurarsi in dedali sinora inesplorati dalle correnti d’avanguardia, oltre ad analizzare i propri desideri inespressi e quelli che vien fatto per errore di contrariare. Si elevano alla forma sublime dell’arte i sussulti della coscienza, il prosciugamento dello spirito stremato da traumi e i sinistri presentimenti inascoltati - una forma di devozione per le percezioni sensoriali più minute. Non si pensi a un indugio di accento “psicologico”: le «logomachie freudiane» sono ormai lontane dalla nuova sensibilità, al pari di una psicanalisi troppo spesso consultata «come guida dei percorsi turistici dell’inconscio». Viene rigettata risolutamente ogni idea di canone, mentre si rifiutano con sdegno tabù e mode ideologiche in nome della vitale eruzione del vulcano della poesia e della volontà di compiere effrazioni contro ciò che è conforme ad ipocrite norme sociali; si critica poi l’individualismo della speculazione filosofica e quello della “vita privata”, «negata dal surrealismo fin dalla sua comparsa concertata». Prende forma un’inedita riflessione sulle proprietà dell’immagine, vista come «collisione abbagliata di due termini tratti da solitudini lontane» cui si oppone la prigione delle costrizioni sociali che «fin dall’infanzia siamo addestrati a trattenere e fissare sulle nostre retine e nella nostra faringe». Nasce una dialettica dell’«infinitamente sottile», vivente di molecolari e fortuite fusioni; fisica assai singolare, si direbbe “magica”, una paradossale logica della materia, legata alla vita - dice Éluard - «non come un’ombra ma come un astro». È il surrealismo un materialismo che appare terso

Vengono inviate infuocate missive ai referenti dell’ordine concentrazionario borghese: i lacchè dell’ufficialità giornalistica, i primari corrotti delle istituzioni manicomiali, i ministri demagoghi, i rettori autoritari delle università europee, asiatiche, africane e naturalmente fra i destinatari c’è anche la «Chiesa di Roma».

«Meteora infrangibile» del movimento e uno dei suoi più importanti artefici - «se non il principale» per Naville - è il poeta Benjamin Péret. Nel ’30 aderisce alla Lega comunista e da allora lo si ritroverà sempre a fianco degli operai che insorgeranno in Brasile, Spagna e Messico. È su posizioni lontane da quelle dell’antimilitarismo morale, poiché «il fiore non merita la canna del fucile». Cosa potremmo temere dal futuro se «da qualche parte vi è un marinaio che la poesia di Péret trasforma in sognatore»? Ecco la metamorfosi cui pare invero essere “destinato” il cosmo, quell’infinito processo all’interno del quale l’uomo non è che un «eccesso di materia solare, con un’ombra di libero arbitrio come dardo» (René Char).

Da qui l’origine di una poetica dei suoni-rumori, che trovi gli archetipi e i simboli acustici primordiali e si metta «alla ricerca del valore tonale delle parole». Nello sguardo di Naville «la poesia è di per sé un modo di mantenere all’istante le proprie promesse nel semplice scintillio o nella dolcezza di una pupilla, se succede».

 

pubblicata su L'Albatros n.2 Aprile/Giugno 2021

 


Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

mercoledì 26 maggio 2021

GENOVA 2001-2021. RIFLETTERE SUL PASSATO PER AGIRE NEL PRESENTE, DELINEANDO UN FUTURO

di Piero Bernocchi


Sono dovuti trascorrere più di 30 anni prima che sulla scena mondiale – e con particolare rilievo su quella italiana – ricomparisse, dopo il 1968, un grande movimento dotato di una radicale contestazione dell’esistente e, a mio giudizio, anche di una visione generale del mondo decisamente più matura, complessa ed “esperta” di quella diffusa nei movimenti sessantottini, prefigurante una alternativa di sistema (“l’altro mondo possibile e necessario”) assai più realistica e credibile rispetto al tentativo delle principali forze politiche prodotte dal ’68 di riciclare il comunismo novecentesco, malgrado la tragica parabola del “socialismo reale”. Il movimento che esplose nel luglio 2001 a Genova contro il G8 (“Voi G8, noi 6.000.000.000”, era lo striscione di apertura del corteo dei Trecentomila del 21 luglio) aveva alle spalle lo spettacolare successo del primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre a gennaio, con i suoi 70 mila partecipanti ufficiali (ma furono ben di più le presenze effettive) che segnò la nascita ufficiale (anche se i prodromi si erano già visti un anno prima a Seattle contro il WTO) di una grande coalizione contro la globalizzazione liberista che, nella vulgatagiornalistica, venne etichettatamovimento no-global(solo più tardi si prese ad usare anche il termine altermondialista), malgrado il “no-global” facesse pensare a chiusure nazionaliste, mentre il movimento aveva un fortissimo spirito (e un’organizzazione, mediante i Forum mondiali e  continentali) internazionalista e rifiutava una particolare forma di globalizzazione, quella dominata da un liberismo brutale e aggressivo. 


Come per tutti i movimenti di grande diffusione e spessore, è sempre difficile individuarne una genesi precisa, agendo quasi sempre (così come nel ’68 o, per restare all’Italia, nel ’77) varie concause, nei cui confronti resta comunque difficile stabilire gerarchie di peso e decisività. Però, volendo proprio stabilire una primazia, direi che l’impulso più potente a livello mondiale per l’avvio del movimento può essere derivato dal salto di quantità e di qualità nel processo di mercificazione globale indotto da un capitalismo che, nello sforzo planetario di mettere in campo nuove merci e di accaparrarsi ulteriori fonti energetiche o sfruttare fino all’osso le esistenti, stava trascinando, in un processo senza precedenti di mercificazione planetaria, anche settori e territori fino a poco prima estranei al conflitto Capitale-Lavoro e al dominio del profitto privato, cercando di inglobare nelmondo-mercei servizi pubblici, l’istruzione, la sanità, i trasporti, le pensioni; e nel contempo, la natura intera, il cibo, l’acqua, la vegetazione, le sementi e qualsiasi potenziale fonte energetica.

lunedì 24 maggio 2021

G2O-THE ROME DECLARATION ON HEALTH

A mixture of hypocrisy, cynicism and indecency

BILINGUE: ENGLISH - ITALIANO

By Riccardo Petrella, Roberto Morea and Roberto Musacchio(*)

We did not expect innovative proposals, but we did expect a little more breath of change. Well…. there was no breath. Worse still, in its place there were strong ugly winds.


1.First, the Declaration never, not even once, refers to the ‘universal right to health’. It does not mention it, confirming what the dominant groups have been doing for years: erasing it from the world political agenda and with it the principle that guaranteeing health universally, i.e. for all, is an institutional obligation for the public authorities, the states, and not a political option of magnanimity or compassion towards ‘the poor’ on the part of world leaders. Conversely, the Declaration speaks several times of “equitable and affordable access” to the tools for combating Covid-19 pandemic (vaccines, medical treatments, diagnostics and individual protection tools). In other words, a typically mercantile principle and objective, of monetised exchange (sale and purchase) according to market rules that have nothing to do with the right to health in equality and justice. In the market there are no rights, except for private property, no social justice. Forgetting the universal right to health is an act of political indecency. 
2. Not surprisingly – another key aspect – the Declaration insists that the necessary steps that will be taken in the coming months to promote access to vaccines for all, must be defined and taken in the framework of the WTO Treaties (World Trade Organization, an independent body from the UN) and, in particular, of the WTO-TRIPs (Trade-Related Intellectual Property Rights) treaties. And not within the general framework of the UN and specifically the World Health Organisation (WHO, a UN agency). The Declaration of Rome remains entrenched in the primacy given, also in the field of health, to the “world” regulation fixed in the logic of inter-national trade (dominated by the merchants and financiers of the most powerful countries in the world). The Rome Declaration remains on the position of refusing to attribute this primacy to the UN in general, and to the WHO in particular, as requested, especially in recent years, by 100 or more states, hundreds of Nobel Prize winners, scientists, personalities from the world of culture and thousands of associations and organisations, including trade unions.

sabato 15 maggio 2021

ISAAC ASIMOV: «DELITTO ALL'ABA»

Prima edizione integrale a cura di Laris Massari

di Raffaele K. Salinari

dal Manifesto 12.05.2021

«Sono un migliaio di pagine, ne prenda o ne cancelli qualcuna, scriverò di più tra una o due settimane, potrei allungarlo se le piace lo stile, o posso cambiarlo». Così cantavano i Beatles nel lontano 1966 nella loro Paperback Writer, cioè lo scrittore di libri tascabili. Qui è l’autore che si offre di allungare o accorciare le sue novelle, ma evidentemente non è sempre così, anzi. È uscita, infatti, per i tipi dell’editore Massari, nell’accurata traduzione dell’appena diciassettenne Laris Massari, figlio d’arte della casa editrice, la prima edizione integrale del giallo di Isaac Asimov Delitto all’ABA, rompicapo in quattro giornate e 60 scene, del 1976 (Euro 16,50, 320 pagine), nell’originale inglese Murder at the ABA.

IL RACCONTO infatti, si svolge nella cornice dell’Associazione Americana dei Librai (American Booksellers Association) e venne definito dall’autore stesso «il mio libro preferito dei 200 che ho scritto sino ad ora»; non poco per il visionario creatore della Saga della Fondazione e delle tre leggi della robotica, oggi più attuali che mai.

MA IL PUNTO forse più interessante di questa prima edizione integrale, nella cui prefazione vengono puntualmente riportati i tagli che, proprio per inserirlo nel formato tascabile dei Gialli, Mondadori aveva operato nelle sue varie ristampe, sta proprio nella differenza che fanno queste ablazioni, apparentemente marginali nell’economia del racconto e che, lette alla luce dell’introduzione dello stesso Laris Massari, e per così dire dispiegate nella loro essenza filologica e storica, illuminano di una luce decisamente più «gialla» tutto l’impianto della trama. La difficoltà di una recensione giallistica è ovviamente nell’impossibilità di svelare il punto di arrivo del racconto, finanche la trama, e qui non faremo certo eccezione ma, vale la pena dirlo, Isaac Asimov, riprende anche in questo genere letterario quella splendida ed affascinante simmetria, quella logica fantastica ed al tempo stesso rigorosa, che troviamo nella sua fantascienza.

NON SOLO: l’originalità di questo giallo è che, se si seguono attentamente lo svolgimento dei fatti e le mosse dei vari personaggi, si arriva a svelare l’assassino prima della conclusione letteraria: una bella sfida al lettore. E tra i vari personaggi, (indiziato anche lui?) spicca lo stesso Asimov che si scusa con il lettore ma giustifica la sua presenza con «una maggior autenticità la racconto», ma anche per «contribuire al lato comico della vicenda». E dunque un giallo in piena regola, con tanto di omicidio, ma con un lato comico; un bel rebus anche questo se ci pensiamo.

A sostanziare, e confondere ulteriormente le acque, c’è anche il fatto che il Convegno dell’ABA in cui si svolge la vicenda è realmente accaduto, nel 1975, e che Asimov vi ha effettivamente partecipato traendone materiale, e soprattutto, «atmosfera locale», sufficiente ad ambientarci il suo enigma. Per chi fosse ancora convinto che Isaac Asimov sia solo (solo!) un autore di fantascienza, vale infine la pena ricordare la sua raccolta di racconti gialli riuniti nella raccolta dei Vedovi Neri.


Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

domenica 9 maggio 2021

Colombia: “No cesó la horrible noche. La censuraron”

por Marcelo Colussi 


El título de este escrito, tomado de alguna de las numerosas pancartas surgidas en la lucha, refleja lo que es la situación actual del país. La represión histórica que se sufre, de las peores en el continente americano, alcanzó un pico máximo en estos días, con una cantidad aún imprecisa de muertos y heridos. El motivo: un entrecruzamiento de causas donde lo principal es la estructura misma de la nación, dada por una pequeña oligarquía dominante con enormes masas paupérrimas que, cuando intentan alzar la voz, solo reciben palo. A lo que se suma la presencia imperialista de Estados Unidos, que ha tomado el territorio colombiano como una base militar propia con la que puede controlar buena parte de Latinoamérica. 


En Colombia se vive un clima de violencia generalizada desde hace muy largas décadas. Como anticipamos, una sumatoria de causas explica esa dinámica; por un lado, la pobreza crónica y estructural (19.6% de la población, según datos del Departamento Administrativo Nacional de Estadística -Dane-, 2019), que excluye a amplios sectores, fundamentalmente rurales, lo que crea un clima de inestabilidad permanente. A ello se suma la presencia de una importante narcoactividad (2% del PBI, según datos de la Unidad de Información y Análisis Financiero -UIAF-), también en áreas rurales, donde igualmente se da la presencia histórica de movimientos revolucionarios de acción armada (llegó a haber tres para los años 90 del pasado siglo), perseguidos ferozmente por las estrategias contrainsurgentes del Estado. De hecho, Colombia presenta la guerra civil más prolongada de todo el continente, cuyos orígenes se remontan a la década del 50 del pasado siglo. Las consecuencias de todo esto fueron fatales; además de las cuantiosas pérdidas materiales, ese prolongado conflicto ocasionó cerca de un cuarto de millón de muertos, incalculables heridos, 70,000 desaparecidos, numerosas violaciones sexuales de mujeres y más de cinco millones de desplazados internos (primer país en el mundo en cantidad de esos desplazamientos por causas bélicas, según datos del ACNUR), sin contar con las secuelas psicológicas y sociológicas de ese clima de violencia perpetuo, y la apología de la misma como prácticamente único modo de relacionamiento entre grupos diversos.

sabato 8 maggio 2021

BORDIGA: L'ANNULLAMENTO DELLA PERSONA SINGOLA

di Giorgio Amico

Se Bordiga assomiglia a Pol Pot che speranza c'è di una società di liberi e eguali?

Un amico ha postato su Fb una pagina in cui Primo Levi riflette sul concetto di totalitarismo in rapporto alla situazione concreta del lager. Proprio la sera prima avevo letto, devo dire con sgomento, un lungo saggio del 1958 di Amadeo Bordiga in cui si esplicitava come essenza del comunismo fosse “l'annullamento della persona singola come soggetto economico, titolare di diritti ed attore della storia umana”. Si, avete letto bene, Bordiga scrive proprio così: il comunismo è l'annullamento di tutto quello che rende un uomo un uomo e non il semplice componente di una specie. E questo spiega perché ho parlato di sgomento. Ma avrei potuto dire anche orrore, perché questo scritto è del 1958 e dunque quando ben conosciuto era “l'annullamento” di milioni di “persone singole” da parte dei totalitarismi nazista e staliniano. Ma questo non turbava Bordiga che anzi, proprio all'inizio del suo scritto, esalta lo sterminio per fame dei contadini russi, quella carestia di ‘Povolzhye” che fra la fine del 1921 e il 1922 fece 5 milioni di morti. Scrive Bordiga:

«Di questo passo di Lenin raccogliamo la nozione del sottoconsumo. Molte epoche hanno presentato questo fenomeno, a cui ha reagito la decimazione della popolazione. L'epoca capitalista mostra di aborrirne, ed insegue il mito della sovrapproduzione, per cui le occorre sovraconsumo e sovrappopolazione. È ora di liberarci da un altro complesso imitativo della forma borghese: la rivoluzione proletaria non può esitare a traversare, se necessario per travolgere il capitalismo, una epoca di sottoconsumo. La rivoluzione di Lenin or sono quarant'anni insegnò che non bisognava esitare; ma il traguardo doveva essere la vittoria del sistema socialista; e non di quello capitalista. Resta tuttavia un grande insegnamento per il proletariato e il suo partito: la dittatura rivoluzionaria avrà il carattere di una dittatura sui consumi, sola via per disintossicare i servi del Capitale moderno, e liberarli dalla stimmate di classe che esso ha loro stampata nelle carni e nella mente.»