L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

giovedì 30 aprile 2015

TURCHIA: MINORANZE E LAICITÀ, di Pier Francesco Zarcone

Mustafa Kemal Atatürk nel 1923
Il trattamento delle minoranze etniche e religiose in Turchia e il mantenimento della sua laicità costituiscono a tutt'oggi irrisolti problemi di politica interna ed estera, e sono fonti di difficoltà sia per la normalizzazione della vita democratica di quel paese, sia per i riflessi che hanno in ordine alla sua ipotetica integrazione europea. Tuttavia, fermo restando che ai fini di quest'ultima la vera pietra d'inciampo non è tanto la questione delle minoranze o della difesa della laicità, quanto il trattarsi di un paese musulmano, a prescindere dal fatto che l'impero ottomano fu parte integrante della storia europea per secoli e che la Turchia come paese - quanto meno per via della Tracia - fa parte anche dell'Europa. Indipendentemente da quale sarà l'esito finale del processo di integrazione, peraltro, un miglioramento dello stato di questi due problemi - per non parlare della loro auspicabile soluzione - andrebbe a tutto vantaggio della società turca.

LA QUESTIONE DELLE MINORANZE NELL'IMPERO OTTOMANO

In merito al trattamento delle minoranze nell'impero ottomano bisogna distinguere fra quelle considerate solo sotto il profilo religioso, cioè le non musulmane e le sciite, essendo sunnita l'impero e Califfo il suo Sultano (Padişa), e quelle essenzialmente etniche, quand'anche non scollegate dalle religioni di appartenenza. Fino al secolo XIX il problema delle minoranze di natura prevalentemente etnica in pratica non esisteva, poiché le popolazioni dell'impero erano considerate – politicamente e giuridicamente – in base alla loro appartenenza religiosa. Per esempio, i cristiani ortodossi «europei» (i Rumi) per lunghissimo tempo costituirono una comunità unica - posta sotto l'autorità del Patriarca di Costantinopoli - in cui rientravano greci, bulgari, valacchi, transilvani ecc.

domenica 26 aprile 2015

DIE NEUE FOTOAUSTELLUNG VON PINO BERTELLI

La nuova mostra fotografica di Pino Bertelli nell'Industriemuseum Henrichshütte di Hattingen (Germania)

Fr., 22.05. – So., 18.10.2015
LWL-Industriemuseum Henrichshütte Hattingen

Unterschiedlicher können zwei Regionen kaum sein: die Toskana und das Ruhrgebiet. Doch auch im italienischen Ferienparadies gibt es Berg-, Hütten- und Kraftwerke. Anders als das Revier steckt die Toskana heute noch mitten im Strukturwandel. Pino Bertelli hat im Auftrag der Region Menschen an ihrem Arbeitsplatz portraitiert. Der Autor und Fotograf, einst selbst Hüttenarbeiter, begleitete den Kampf der ehemaligen Kollegen in seiner Heimatstadt Piombino mit der Kamera. In Hattingen machte er sich auf die Suche nach der postmontanen Region und hielt diese in persönlichen Bildern fest.

Eintritt


domenica 19 aprile 2015

¿POR QUÉ NO SER MACHISTAS?, por Marcelo Colussi

El título del presente texto es ya provocador. O problemático. Presentado explícitamente sin otras consideraciones, da a entender que sí, efectivamente, hay machismo. Ello, por supuesto, es muy fácilmente constatable. Basta mirar un poco a nuestro alrededor para encontrarlo por todos lados: la cultura dominante, más allá de algunos cambios que se están operando en el mundo, sigue siendo profundamente machista.
Ahora bien: como en toda relación interhumana, la ideología dominante parte de la base (errónea por cierto) de una situación “natural”, que interesadamente podría tomarse por “normal”. Pero sucede que en la dimensión humana no hay precisamente “buenos” y “malos”, ángeles y demonios, una normalidad dada de antemano, genética. Menos aún, una pretendida normalidad determinada por los dioses (dicho sea de paso: ¿cuáles?, visto que existen tantos). Hay, en todo caso, conflictos (“La violencia es la partera de la historia”). El paraíso es un mito, está perdido.
Abrir una crítica contra el machismo dominante –que, por lo visto, atraviesa la historia humana y está presente en todas las latitudes– es imprescindible. Pero, ¿por qué? Podría comenzarse diciendo que por una cuestión de equidad mínima, por justicia universal y respeto por parte de los varones (dominadores hasta ahora) hacia las mujeres (las dominadas). Sin dudas, si alguien sale perjudicado en esta asimétrica relación, es el género femenino. “Gracias dios mío por no haberme hecho mujer”, reza una oración hebrea. Abundar con ejemplos acerca de esta injusta situación no es el objetivo de este breve texto, pero partimos de saber que los mismos se cuentan por cantidades industriales.

venerdì 17 aprile 2015

ENTREVISTA A DOUGLAS BRAVO, por Alicia Hernández

I. El ex guerrillero revela todos los elementos que se disputan el poder en el chavismo

A sus 83 años hace honor a su apellido. Pero no es que esté enfadado, es que Douglas Bravo sigue teniendo mecha para dar batalla. Desde los 12 años entró en política. Lo hizo desde el Partido Comunista de Venezuela, de donde fue expulsado. Luego dirigió el Partido de la Revolución Venezolana (PRV) y fue el máximo responsable de su brazo armado, las Fuerzas Armadas de Liberación Nacional.
Luchó junto a hombres que, antes o después, hicieron historia. Luchó junto a Teodoro Petkoff, quien luego de luchar contra el sistema, fue ministro de la Oficina Central de Coordinación y Planificación con Rafael Caldera, en su segundo mandato (1996-1999) y candidato presidencial en dos ocasiones. También junto al hombre que asesinó al presidente Carlos Delgado Chalbaud, Domingo Urbina; y codo a codo con Alí Rodríguez Araque, quien ha tenido varios cargos en el gobierno de Hugo Chávez –ministerio de Petróleo, Relaciones Exteriores, Economía, presidente de PDVSA y embajador en Cuba.
Bravo participó en los intentos de golpe de Estado de 1992, el 4 de febrero y el 27 de noviembre, cuando “Tribilín” empezó a ser Chávez. No ha sido el único mito político –para bien, para mal- con quien Douglas Bravo ha compartido. Tuvo contactos con el Che Guevara, de quien tiene un cuadro en su casa de Parque Central. Único recuerdo visible de su etapa en las montañas de Venezuela. Ahora son montañas de papeles las que rodean a este batallador de ideas antiimperialistas y anticapitalistas. Ahora no son las armas, sino las palabras, “profundas, sin faltar el respeto, sin lenguaje soez”, las que usa para atacar al status quo y buscar una tercera vía, o Tercer Camino, como se llama el movimiento que actualmente lidera.

mercoledì 15 aprile 2015

COMPLICANZE «SPETTACOLARI», di Roberto Massari

[l'immagine di copertina è di Pino Bertelli]
Produrre ancor oggi qualcosa di originale su ciò che Debord ha scritto o fatto, è un'impresa molto ardua. Apparentemente tutto su di lui è stato detto, tutto di lui è stato letto e visto, mentre il suo nome si conferma sempre più come un contrassegno simbolico di un'epoca: gli anni delle avanguardie e del ribellismo presessantottesco.
Il nome di Debord è oggi più noto di quanto non lo fosse vent'anni fa e spesso, nella cronaca giornalistica, rimpiazza ingiustamente il nome del movimento di cui egli fu controverso alfiere: il Situazionismo. Resta il fatto, però, che il ritmo storicamente sempre più vorace con cui si consumano mode e riti letterari, ha reso impossibile un'assimilazione reale dei contenuti della sua battaglia. Quasi nulla del suo messaggio affiora nel mondo della politica istituzionale (anche della più radicale, contestatrice o alternativista), ma nulla o quasi anche nel mondo che viene ipocritamente definito «dell'antipolitica», benché sarebbe più corretto parlare di mondo dell'antiparlamentarismo e dell'antipartitocrazia.
La verità è che ben poco è stato assimilato persino negli ambienti che operano con buone intenzioni anticapitalistiche o antisistemiche, travolti ingenuamente dal crollo delle ideologie tradizionali e ancora incapaci di elaborare il lutto.
Attende Debord un destino simile a quello di altre icone eversive novecentesche: la società dello spettacolo (quella reale e non quella letteraria) si sta impadronendo della sua opera, della sua vita e del suo messaggio - peraltro così «spettacolarmente» conclusi col suicidio del 1994. In lingue e traduzioni varie fioriscono libri su libri, articoli su articoli, via via ingarbugliando intuizioni che sarebbero invece fondamentali per una comprensione critica della nostra epoca.

martedì 14 aprile 2015

IN MORTE DI EDUARDO GALEANO, di Antonio Marchi

La letteratura latinoamericana e mondiale piange Eduardo Galeano. Il grande scrittore uruguaiano si è spento a Montevideo, all'età di 74 anni. Da una settimana era ricoverato in ospedale, in fase terminale di un cancro ai polmoni contro il quale lottava da anni.
Tra le sue opere più celebri ricordiamo: Memoria del fuoco (1982-1986), La conquista che non scoprì l'America (1991), Splendori e miserie del gioco del calcio (1995), Un incerto stato di grazia (con fotografie di Sebastião Salgado e testi di Fred Ritchin, 2002), Specchi (2008). Ma soprattutto Le vene aperte dell'America Latina (1971), requisitoria contro lo sfruttamento coloniale e postcoloniale del continente sudamericano, opera divenuta caposaldo della sinistra negli anni Settanta e Ottanta.
Tengo nello zainetto che mi porto sempre appresso un piccolo scritto di Galeano dal titolo «El derecho al delirio» [«Il diritto al delirio»], apparso nel 1998 in Patas arriba. La escuela del mundo al revés [trad. italiana: A testa in giù. La scuola del mondo alla rovescia, Sperling & Kupfer, Milano 1999].
Con quell'ultimo paragrafo del suo libro lo scrittore latinoamericano dava il benvenuto al Terzo millennio; similmente, proporlo su questo blog mi sembra il miglior modo di ricordarlo.
A.M.

IL DIRITTO AL DELIRIO, di Eduardo Galeano

Sta ormai per nascere il nuovo millennio. Ma non è da prendere troppo sul serio: in fin dei conti, l'anno 2001 dei cristiani è l'anno 1379 dei musulmani, il 5114 dei maya e il 5762 degli ebrei. Il nuovo millennio nasce un primo gennaio grazie a un capriccio dei senatori dell'impero romano che, un bel giorno, decisero di rompere la tradizione che ordinava di celebrare l'anno nuovo all'inizio della primavera. E il conto degli anni dell'era cristiana proviene da un altro capriccio: un bel giorno, il papa di Roma decise di metter una data alla nascita di Gesù, anche se non si sa quando nacque.
Il tempo si burla dei limiti che gli inventiamo per berci la favola secondo cui lui ci obbedisce; eppure il mondo intero celebra e teme questa frontiera.

lunedì 13 aprile 2015

MONDO ISLAMICO, LAICITÀ E SECOLARIZZAZIONE, di Pier Francesco Zarcone

PREMESSA: LUOGHI COMUNI ED EQUIVOCI DA EVITARE

Il nostro argomento, sicuramente attuale, va affrontato ben al di là degli imperversanti luoghi comuni che proiettano erronee generalizzazioni sia sull'Islām, sia su laicità e secolarizzazione. In Occidente, per la stragrande maggioranza delle persone l'Islām è un emerito sconosciuto, ma contemporaneamente è oggetto di «giudizi» indotti da come lo presentano le semplificazioni giornalistiche dei mass media. Una delle conseguenze è che l'insieme del mondo islamico appare del tutto alieno e ostico, come un mondo che non dialoga veramente, che non relativizza, permeato da un'intensa religiosità, per giunta in espansione oltre le proprie frontiere storiche e presente anche in Occidente con evidenti problemi di integrazione. Diciamo pure che per certi versi sembra più affine (con certe sue visibili caratteristiche di base) a un lontano passato dell'Occidente che non alla realtà contemporanea di esso. Da qui a parlare di «scontro di civiltà» il passo è breve.
Si pensi a questo esempio scelto per la sua valenza simbolica: ovunque ci sia una moschea col minareto, ogni giorno e per cinque volte, una voce ricorda a tutti - buoni e cattivi, qualunque cosa stiano facendo al momento - che Dio esiste; e quindi con Lui si devono fare i conti. La cosa non è perfettamente equiparabile al ruolo delle campane nel mondo cristiano, giacché la proclamazione che Dio c'è risulta nella chiamata del muezzin alla preghiera molto più diretta, immediata e suggestiva. Inoltre il riferimento a Dio è entrato a far parte di molte espressioni del parlar comune musulmano, ben al di là del noto insh'allāh («se Dio vuole», poi trasferitosi nel castigliano ojalá e nel portoghese oxalá): per esempio in turco abbiamo Allah Allah per dire «che strano!», Allahtan, «fortunatamente», il malvagio è detto Allahın cezası e l'arrivederci è reso con Allahaısmarladık; per non parlare della ricchezza di espressioni similari in arabo (per esempio, alla domanda «come stai?» si risponde alhamdu-lillāhi, cioè «Dio sia lodato», e lo stesso quando si starnutisce; in certe parti si esprime la gratitudine dicendo Allāh ibarek fik, «Dio ti benedica»; e quando si inizia qualche cosa, seppure profana, si recita la cosiddetta «basmala», ovvero bismillāhi ar-rahmān ar-rahīm1, «nel nome di Dio il Clemente e il Misericordioso».

martedì 7 aprile 2015

EN VENEZUELA LA GUERRILLA DEJÓ SU SEMILLA

Entrevista al ex comandante de las FALN Douglas Bravo

Millo Perdomo, Douglas Bravo y Alí Rodríguez Araque en las guerrillas, 1970
“La guerrilla no fue una infantilada, como dicen muchos ahora, creo que fue lo mejorcito que algunos de nosotros hemos hecho en la vida”, afirma Douglas Bravo, otrora “Comandante Andrés”, quien recuerda con envidiable lucidez cada momento y cada fecha de su comprometida lucha por un país que todavía -con 80 años- no conoce y espera no morir sin conocer.
Desde su punto de encuentro, ubicado en el céntrico Parque Central, se niega a creer que los 20 años dedicados a la lucha armada, desde las montañas falconianas, fueron una pérdida de tiempo, que representaron a una alta dosis de sacrificios personales y riesgos que a muchos les costó la vida, como a su compañero y “hombre de gran valía” Fabricio Ojeda, entre otros camaradas.
“Claro que no aramos en la nada, la concepción política que tenemos en la actualidad es producto de esa experiencia, hoy tenemos una teoría propia, no seguimos ideologías extranjeras, pensamos con cabeza propia y eso se debe a la guerrilla, a la montaña”, afirma mientras recuerda nombres de civiles y militares que lucharon codo a codo por un ideal común, sin dejar de lado al siempre comprometido campesino.
A medida que avanza la conversación, Bravo recibe en su apartamento a compañeros de “ideas” que se reúnen para debatir sobre la política nacional. “Él se escapó del cuartel San Carlos”, dice al presentar a uno de sus amigos. Otro afirma ser primo de Diego Arria y menciona en varias oportunidades al Tribunal de La Haya. Tienen temas muy importantes por tratar.
Frente al entrevistado, quien habla con fluidez temas tanto del pasado como del presente, se encuentra una infinidad de libros de política, economía, historia. En uno de ellos se aprecia a un hombre joven, con profusa barba y un arma empuñada en su mano. Al lado está el actual secretario de la Unasur, Alí Rodríguez Araque, quien presenta la misma facha que su compañero Andrés o Martín, como se le conocía a Bravo en la guerrilla.
Hoy, este político nacido, criado y formado en la izquierda nacional acepta su particular forma de asumir la vida, porque es necesario “cierto radicalismo para salvar al planeta, en cuanto a los remedios e ideas que necesita”.
Su visión política extrema lo ha llevado no solo a combatir contra el estamento político del país, casi que desde que nació. Enfrentó desde el Comité Obrero de la Junta Patriótica Bolivariana al general Marcos Pérez Jiménez, luego alzó armas contra los gobiernos del Puntofijismo y ahora realiza férreas críticas contra la administración de turno, por entregar -a su parecer- la soberanía del país a otras naciones como China e ir en contra de los ideales originarios de la nueva revolución.

giovedì 2 aprile 2015

A UN MES DE LA DESAPARICIÓN DE ALCEDO MORA, por el Colectivo Nacional Tercer Camino

Nuestro querido compañero andino Alcedo Mora ha desaparecido y hemos recabado las siguientes hipótesis para ese extravío (opiniones de familiares, amigos, movimientos sociales y populares en los que actuaba):

a) Producto de sus denuncias de corrupción en entes gubernamentales ha sido detenido y desaparecido por algún cuerpo de seguridad del Estado.
b) Para que no figurase ningún cuerpo de seguridad del Estado fue apresado y desaparecido por paramilitares siguiendo instrucciones oficiales (antes de desaparecer envió mensajes de texto advirtiendo de su posible detención por parte del Sebin, pero luego el Defensor del Pueblo, Tarek William Saab, en tuits de su cuenta twitter avisa de que no existía ninguna orden de detención en algún organismo).
c) Siendo militante del PRV-Ruptura-Tercer Camino durante décadas, en los últimos años alcanzó a ocupar un cargo en la gobernación del Estado Mérida y podría haber sido considerado como un “infiltrado”.
d) Dada la pronunciación de la crisis institucional y de poder que vive Venezuela la represión selectiva y/o puntual -que adelanta el gobierno contra las voces opositoras y críticas- podría haber alcanzado a Alcedo Mora, toda vez que siendo un luchador popular revolucionario vinculado a los movimientos sociales regionales y nacionales enfrentó al monstruo de la corrupción desde adentro y no huyó fuera del país a documentar a la DEA, FBI, etc.

mercoledì 1 aprile 2015

YEMEN: COMINCIAMO A CAPIRCI QUALCOSA, di Pier Francesco Zarcone

Ancora una volta i nostri ineffabili media non fanno informazione, cosicché risulta perfettamente inutile ricorrervi per una sia pur minima comprensione degli eventi yemeniti in corso. Basti pensare che si continua a parlare di paese sull'orlo della guerra civile, quando invece essa è in atto da tempo e con esiti territoriali di rilievo, come mostra la cartina in apertura a questo articolo. Inoltre non chiariscono cosa stia accadendo sul terreno e quale efficacia abbiano i bombardamenti sauditi sui "ribelli"; non spiegano quali siano gli interessi politici e strategici dei paesi postisi al fianco dell'Arabia Saudita e come mai questa coalizione (di più che dubbia omogeneità) si sia formata proprio adesso; non chiariscono che costrutto abbia in questo momento l'apertura di un fronte yemenita dispendioso ma soprattutto dispersivo, in ordine allo sforzo che ancora si protrae sul fronte siro-iracheno, né sottolineano il consequenziale dato di fatto che per i governi sunniti (quand'anche alle prese col radicalismo islamico entro i propri confini) il maggior nemico non sia l'Isis.
Improbabili appaiono le cifre fornite riguardo al dispositivo militare dispiegato dai sauditi ai confini yemeniti: 150.000 soldati (quando l'esercito saudita è notoriamente di 75.000 uomini, a cui vanno aggiunti i 100.000 della Guardia Nazionale; e considerato che non risulta esserci stata nessuna mobilitazione di contingenti tratti dai 250.000 riservisti, la conclusione è che sarebbero rimasti a disposizione del governo saudita solo 25.000 uomini attualmente in armi!).

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)