L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

giovedì 31 ottobre 2013

DESPENALIZACIÓN DE LAS DROGAS: UN CAMINO POSIBLE, por Marcelo Colussi

(Desde Guatemala)

El consumo de sustancias psicotrópicas con fines evasivos es absolutamente humano; siempre se dio, y nada puede garantizar que no se siga dando. Haber transformado esa condición humana en un lucrativo negocio es relativamente nuevo. La actual narcoactividad crece en el mundo, en todas sus facetas: producción de drogas ilícitas, tráfico, comercialización, consumo, lavado de los capitales que genera. Guatemala no escapa a esa tendencia.
Somos un país de tránsito de drogas ilegales, un puente entre Sudamérica, donde se produce la mayor cantidad de cocaína, y Estados Unidos, su principal consumidor mundial. La situación de paso hacia el norte en el tránsito de sustancias ilícitas trae aparejada una aureola de violencia que va definiendo la dinámica social. La violencia ligada a la narcoactividad ronda el 40% de los homicidios que tienen lugar hoy en el país.
El circuito de la narcoactividad en su conjunto representa hasta un 10% del Producto Bruto Interno, lo que hace del negocio un poderoso factor de influencia política y creciente presencia sociocultural. Podría decirse que en este momento están sentadas las bases para pasar a ser un narco-Estado.
La debilidad estructural del mismo, su cultura histórica de corrupción y abandono en el cumplimiento de sus tareas básicas de atención de las grandes necesidades de la población, permite la avanzada de la narcoactividad, por no querer y/o no poder ofrecer alternativas, dejando así en manos de redes criminales aspectos que, de suyo, deberían ser de su competencia.

mercoledì 30 ottobre 2013

LA GUERRA IN SIRIA FRA SCIITI E JIHADISMO SUNNITA, di Pier Francesco Zarcone

La tempesta di bombe preannunciata da Obama e Kerry non c’è stata; Putin ha ottenuto una grande vittoria diplomatica; della flotta statunitense concentrata davanti alle coste siriane sono rimaste solo tre navi; gli ispettori dell’Onu lavorano per lo smantellamento dell’arsenale chimico siriano; la fibrillazione internazionale pare cessata. Il conflitto armato in Siria, invece, continua alla grande.
Parlare di “guerra civile” – come ancora fanno i grandi media – non sembra più corretto, essendo ormai palese che la stragrande maggioranza dei combattenti contro al-Assad sono jihadisti stranieri, tra cui europei malamente converti all’Islam. Il conflitto continua, non se ne vede la fine; per giunta si complica sempre di più e - restando così le cose - quando finirà sarà solo con la vittoria totale di una delle parti e il massacro dei vinti. Il fatto che già ora nessuno faccia soverchi prigionieri, è sintomatico.

sabato 26 ottobre 2013

APPELLO DELL'ANAC PER IL REGISTA GIUSEPPE (BEPPE) FERRARA


Il nostro compagno e regista Beppe Ferrara è in gravi difficoltà a causa dell'ingiustizia morale e sociale di questo Paese, al quale Ferrara ha dato tanto in termini culturali, anche allo scopo di trasformarlo in meglio. Non sappiamo quando e quanto germoglieranno i fiori da lui piantati, ma al momento è indispensabile aiutarlo perché continui a piantare altri semi.
Cominciamo col propagandare in tutta la Rete questo appello dell'ANAC e poi pensiamo a delle iniziative mirate a sostenere la battaglia di Beppe. Utopia rossa nella modestia delle proprie forze si considera impegnata in prima linea in questa battaglia di civiltà.

(r.m.)

Comunicato ANAC 24-10-2013

Il regista e critico cinematografico Giuseppe (Beppe) Ferrara, nostro apprezzato socio, versa, all’età di oltre ottat’anni, in condizioni economiche molto critiche. Ciò è dovuto al fatto che le scellerate leggi in vigore nel nostro settore, non permettono – ed il caso di Beppe è molto, troppo, ricorrente tra gli artisti italiani – a chi ha speso tutta la sua vita per dare lustro internazionale al nostro Paese, di godere di una pensione adeguata a condurre una vecchiaia almeno dignitosa.
Le opere di Beppe, che si iscrivono nel filone di un cinema italiano di forte impegno civile, hanno contribuito, non poco, a testimoniare, in Italia e nel mondo, la tensione democratica che, nonostante tutto, si è opposta e si oppone al degrado culturale e civile nel quale siamo precipitati.
Tra i film di Beppe vogliamo citare Cento giorni a Palermo, Il Caso Moro premiato a Berlino con l’Orso d’argento, Giovanni Falcone, Segreto di Stato, I banchieri di Dio: Il Caso Calvi, Guido che sfidò le Brigate Rosse.
L’ANAC, assieme ad altre Associazioni cinematografiche, ha già chiesto che per Giuseppe Ferrara venga applicata la Legge Bacchelli, richiesta che è, al momento, in istruttoria.
Ma ora un’altra tegola si è abbattuta su Beppe: uno sfratto esecutivo che diventerà operativo tra qualche giorno (il 28 ottobre).
Noi chiediamo che chi di dovere intervenga per sanare, con gli strumenti che ha a disposizione, questa ennesima ingiustizia sostanziale e che non ci si trinceri dietro burocratici e pilateschi scaricabarile.


Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

venerdì 25 ottobre 2013

ANCORA SU GRAMSCI, TROTSKY E LA NOI, di Roberto Massari

La rivista Progetto Comunista (n. 42, novembre 2013, p. 12) ha pubblicato un commento scritto da Roberto Massari riguardo all'articolo di Francesco Ricci apparso nel n. 40 (giugno 2013): «A proposito del "quaderno scomparso": Gramsci tradito».
Al testo di Massari si accompagna un'ultima risposta di Francesco Ricci, mentre la redazione della rivista rivolge al lettore l'invito seguente: «Chi volesse seguire meglio il dibattito dovrebbe leggere (o rileggere) oltre all'articolo di Ricci anche il saggio di Massari posto ad introduzione di: All'opposizione nel Pci con Trotsky e Gramsci (ed. Controcorrente 1977; ristampato da Massari editore [nel 2004])». Il riferimento è al libro che contiene la ristampa del Bollettino della Nuova Opposizione Italiana (1931-33).

Caro Francesco,

riguardo al tuo articolo su Gramsci non posso che essere generalmente d’accordo e anzi, stimolato da te, sono andato a comprarmi L’enigma del quaderno di Lo Piparo e l’ho subito divorato. Penso che invece tu non abbia colto bene lo spirito della mia introduzione al Bollettino della Noi, quando scrivi:
«Non ci convincono le conclusioni di Massari, che tende a ridimensionare i gravi errori di Gramsci (pur riconoscendoli) e che finisce col sostenere... che in sostanza la stessa Noi, e cioè la prima forma di trotskismo in Italia, nacque sotto il segno di Trotsky e Gramsci. Conclusione zoppicante perché Tresso e gli altri fecero appunto ciò che Gramsci non fece... cioè si schierarono con Trotsky e dunque proseguirono con lui “l’ultima battaglia di Lenin”, quella contro la degenerazione burocratica dell’Internazionale comunista». Anche se prosegui riconoscendomi di essere stato il primo a richiamare l’attenzione su «questa differenziazione tra vari periodi di Gramsci».
Penso che rileggendo a freddo le righe che hai scritto ti accorgerai anche tu della sfasatura temporale che c’è nelle tue cortesi critiche al mio riguardo. Sfasatura che riguarda non solo la seconda metà degli anni ‘30, quando la Noi diventa sezione italiana del nascente movimento per la Quarta. Leonetti farà da segretario (o per lo meno da riferimento politico-organizzativo diretto per Trotsky) fin quasi alla fondazione, per poi tirarsi via. Tresso parteciperà invece alla fondazione della Quarta e rappresenterà il trotskismo dopo il 1938 fino al suo assassinio.

giovedì 17 ottobre 2013

PER LO SCIOPERO DI VENERDÌ 18 OTTOBRE volantino del Coordinamento CUB Pirelli Bollate

Riceviamo dal compagno-delegato Fabrizio Portaluri e volentieri pubblichiamo, invitando a far circolare:




Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

mercoledì 16 ottobre 2013

WEAPONS AND DEATH, by Marcelo Colussi

“I’d prefer to wake up in a world where the U. S. is the sole provider 
of the one hundred percent of world weapons"
Lincoln Bloomfield, 
U. S State Department official.
I
When our ancestors descended from the trees and started to walk in the erect posture on two legs two millions and a half years ago, they manufactured for the first time an object, an element which transcended nature. That beginning for mankind was given, no more and no less than by the obtention of a sharpened stone; in other words: a weapon. Is it then that our history is marked by such beginnings? Are weapons embedded in the very same origins of the human phenomenon?
Undoubtedly. Violence is human, not an alien body in our constitution. How is it that we moved from necessary aggression, in terms of survival, to the present day industry of death? Organization as to power is equally human; animals, beyond their instinctive survival mechanisms, do not exert forms of power. We do. In that dialectic (whoever said that "white" is better than "black" or that a woman is "less" than a male... but that sort of dialectic marks our relations), the use of something which increases our capacities for attack is vital. It was vital back then, as a necessary means in the struggle for survival (the sharpened stone, the stick, the spear) and it is still nowadays. Yet, modern weapons are not in the least at the service of biological survival: from the moment where our history ceased to be about pure survival in a cave and constant struggling with the  environment, weapons in class societies have been at the service of the powers that be, from the most rustic sword to the hydrogen bomb.

venerdì 11 ottobre 2013

PIETRO TRESSO È SEMPRE «BLASCO», di Roberto Massari

Tresso assieme a "Barbara" e Gabriella Maier
A 120 anni dalla nascita e 70 dalla morte
(intervento al convegno di Schio, 6 ottobre 2013)

L’avvertimento secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine, proviene da molto lontano: la lontananza, tuttavia, non ha impedito che questa fondamentale indicazione etica s’incarnasse in alcune figure gloriose del movimento rivoluzionario. Pietro Tresso, nome di battaglia «Blasco», è stato certamente una di queste figure, e anche una delle più gloriose. Ascoltiamolo mentre, a novembre del 1942, dal carcere militare di Lodève, scrive alla cognata Gabriella Maier (sorella della sua compagna Barbara Seidenfeld e prima compagna di Silone):
«Perché? Perché siamo rimasti giovani. E per questo sempre insoddisfatti dell’esistente e desiderosi sempre di qualcosa di meglio. Quelli che non sono rimasti giovani, sono, in realtà, diventati dei cinici. Per essi gli uomini e tutta l’umanità non sono che degli strumenti, dei mezzi che devono servire per i loro fini particolari, anche se questi fini sono mascherati con frasi di ordine generale; per noi gli uomini e l’umanità sono le sole vere realtà esistenti. Naturalmente tutto ciò è molto generico. Bisognerebbe ancora stabilire il legame necessario tra le forze morali che sono in noi e la realtà quotidiana. È qui che sorgono le vere difficoltà. Ma una cosa mi pare certa: è impossibile sopportare in silenzio ciò che urta con i più profondi sentimenti dell’uomo. Non possiamo ammettere come giusti gli atti che sentiamo e sappiamo ingiusti; non possiamo dire che è falso ciò che è vero e che è vero ciò che è falso con il pretesto che ciò serve a questa o quella delle forze presenti. In definitiva, ciò ricadrebbe sull’umanità intera e, dunque, su noi stessi; ciò distruggerebbe la ragione stessa dei nostri sforzi...».
È un brano celebre di Pietro Tresso che mi accompagna da decenni e che ormai mi sembra di conoscere quasi a memoria. In questi giorni, però, frugando tra i materiali del mio archivio dedicato a Tresso, è ricomparso fisicamente, stampato dalla mia antica e gloriosa Olivetti L32 in inchiostro rosso, su un foglio di carta roso dal tempo e dai tarli, con sottolineatura d’epoca nelle due linee di imperativo categorico qui messe in corsivo. Devo averlo tradotto dal francese ed essermelo appuntato nel 1976, quando lavoravo alla riedizione del Bollettino della Noi o ad aprile del 1977, quando pubblicai un ricordo di Tresso nel n. 5/6 de La Classe. Cioè 36/37 anni fa (che cominciano ad essere tanti...). Ma erano solo 8/9 anni dopo il ‘68 (che all’epoca sembravano pochi e dirò avanti il perché).

giovedì 10 ottobre 2013

SALUD MENTAL: UNA PREGUNTA ABIERTA, por Marcelo Colussi

Ponencia presentada en el Simposio “Salud Mental: ¿es posible una intervención en nuestra ciudad?”, organizado por la Municipalidad de la ciudad de Guatemala el 10 de octubre (día mundial de la salud mental) de 2013.

El título del presente Simposio es por demás de provocativo: “Salud mental: ¿es posible una intervención en nuestra ciudad?”. La forma en que se formula una pregunta puede deslizarnos ya hacia su respuesta. Eso, en definitiva, fue lo que enseñó Sócrates hace dos milenios y medios en la Grecia clásica: la pregunta contiene ya el germen de la respuesta.
La pregunta que da título a este encuentro puede ser la invitación a abrir una crítica, profunda y constructiva, o puede cerrar la discusión. Esto depende de cómo la tomemos. ¿Es posible intervenir en salud mental? Preguntémoslo al revés. Quienes estamos aquí esta mañana hacemos parte del oficio de los trabajadores de la Salud Mental. Es decir: nuestra práctica cotidiana se relaciona justamente con este campo. Preguntémonos mejor: ¿qué estamos haciendo? ¿Sirve nuestra práctica? ¿A quién y de qué manera sirve? ¿Por qué es necesario y pertinente intervenir en el campo de la Salud Mental en un contexto urbano como el de la ciudad de Guatemala?
Así planteada, la pregunta abre varios cuestionamientos. El primero, y sin dudas más importante, es acerca de qué entendemos por Salud Mental. En segundo lugar, pero no menos trascendente, deberíamos ver qué hacemos en torno a ella, qué hacemos cuando intervenimos. Pero desde ya adelantemos que sí, por supuesto que sí, partimos de la convicción que es posible intervenir en ese campo. Posible, y necesario. ¿Qué otra cosa estamos haciendo si no día a día quienes nos movemos en esto?

mercoledì 2 ottobre 2013

TERRAMATTA (Costanza Quatriglio, 2012), di Pino Bertelli

Il novecento italiano di Vincenzo Rabito, analfabeta siciliano

“...L’estate seguente,doppo che venne di Messina,Giovanni ci deceva la testa che voleva partire per farese una cita,e poi ha cirato tutto Raqusa per cercare uno zaino.E zaine Giovanni ni ha trovato 4;e di tutte 4 zaine,prese lo più crante e lo cominciava a principe.Cosi,Giovanni era pazzo che per forza si ne voleva antare a cirare l’Italia,la Spagna,laFrancia,tutta con l’auto toppe,e io ci diceva:”Ciovanni reposete.Che vuoi antare a tastare la fame?!Perchè tu non sai che quanto si va forianto ci vogliono assai solde!?”.E Ciovanni,per forza,si ne doveva antare.Io,che bastonate non ni sapeva dare,e Ciovanni faceva come ci piaceva a lui.Poi,io più assai ci poteva dare lire 50000,che li teneva sempre di riserba,ed erono poco,ma che cosa ci poteva fare?Quinte,magare che non voleva,lui si n’antava lo stesso.E poi,l’altra butta che mi dava,che era l’unica scupetata che mi dava,che mi diceva:”Io,se tu non mi mante alla cita,non vado più all’università”:Così,la mia vita era sempre a mienzo queste farse,ma faceva pazienza:Voldire che io fu nato per vedere tutte queste quaie…”.
Vincenzo Rabito


I. Delle memorie di un “inalfabeta” della terra Iblea 

Terramatta; è un documentario di Costanza Quatriglio, ricostruisce con abilità e sapienza filmica la vita di Vincenzo Rabito... contadino, soldato, cantoniere siciliano semianalfabeta, tratto dai suoi sette quaderni battuti a macchina, 1027 pagine legate con uno spago... migliaia e migliaia di parole interrotte (quasi sempre) da un punto e virgola, interlinea zero... è una sorta di lingua inventata, difficile da decifrare, né italiano né dialetto, quasi una sinfonia musicale propria dei cantastorie siciliani. Il suo diario resta una delle più belle e profonde testimonianze di vita del Novecento.

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)