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venerdì 18 giugno 2010

LA CRISI ECONOMICA E L'INESISTENZA DI UN'ALTERNATIVA RIFORMISTA, di Michele Nobile

[Quello che segue è un paragrafo di un lavoro più ampio di prossima pubblicazione sulla crisi del parlamentarismo nei paesi a capitalismo avanzato, di cui la mutazione genetica della sinistra riformista è parte integrante]

La crisi in corso è la prova sia dello svuotamento politico di quel che era la sinistra riformista sia dell’ancoramento della sua involuzione alla realtà dei rapporti contemporanei tra lo Stato e l’economia.
Ricordo anche che all’inizio di questa crisi economica a destra e a sinistra molti paventavano, o speravano, la fine del cosiddetto «neoliberismo» in una sorta di apocalissi rigeneratrice. Eppure, nonostante per i paesi a capitalismo avanzato questa sia la crisi più grave dagli anni Trenta, non si sono verificati né un «crollo economico» prolungato né il collasso istituzionale. Questo per la stessa ragione per cui una nuova grande depressione non è iniziata nel 1980-82, nel 1987, nel 1990, nel 1997-98, nel 2001-2002, così che, nonostante la forte instabilità finanziaria, l’epoca cosiddetta «neoliberista» risulta più lunga di quella detta «keynesiana».

lunedì 14 giugno 2010

CON LA LUZ DE TU SONRISA

Hace exactamente 43 años, Ernesto Che Guevara escribía en su diario de campaña de Bolivia:

«He llegado a los treinta y nueve y se acerca inexorablemente una edad que da que pensar sobre mi futuro guerrillero. Por ahora estoy “entero”».

Poco menos de cuatro meses más tarde su futuro de guerrillero quedaba truncado por motivos que nada tenían que ver con su edad. Comenzaba otro futuro: el del vínculo indisoluble entre su ejemplo – sobre todo ético – y las luchas rebeldes de todo el mundo. El Che, con sus 82 años, sigue estando más “entero” que nunca.
Hemos querido celebrar este nuevo cumpleaños dando por inaugurado nuestro blog en esta fecha.


Esattamente 43 anni fa Ernesto Che Guevara annotava sul suo diario di campagna in Bolivia:

«Sono arrivato ai trentanove anni e si avvicina inesorabilmente un'età che mi dà da pensare circa il mio futuro guerrigliero; per ora sono "in forma"».

Poco meno di quattro mesi dopo il suo futuro guerrigliero era troncato per cause che nulla avevano a che fare con l'età. Incominciava un altro futuro: quello dell'indissolubile legame tra il suo esempio – soprattutto etico – e le lotte ribelli di tutto il mondo. Il Che, con i suoi 82 anni, è più "in forma" che mai.
Abbiamo voluto celebrare questo nuovo compleanno dando per inaugurato il nostro blog in questa data.

venerdì 11 giugno 2010

CORRISPONDENZA POLITICO/ECONOMICA DAL PORTOGALLO, di Pier Francesco Zarcone

Volendo essere buoni, potremmo distinguere i ben pagati membri delle classi politiche nazionali e comunitaria in tre categorie: quelli che di fronte a una crisi economica epocale hanno semplicemente perso la testa; quelli che sono un po’ più lucidi ma non sanno che cosa fare – nel loro sconvolgente mix di arroganza e ignoranza, dalla quale ultima viene l’irresponsabile ossequio al neoliberalismo; e infine (non da ultimi) quelli che sanno benissimo cosa fare nell’interesse del capitale, però. L’ideologia ufficiale considera ancora politicamente scorretto mettere in discussione questi dogmi, pur tuttavia non mancano illustri economisti borghesi che in certi ambienti - ancora poco di massa – fanno sentire la loro voce critica nei confronti della dissennata nouvelle vague di provvedimenti di mero taglio della spesa pubblica e sociale che i vari governi dell’Unione Europea stanno adottando. Essi li mistificano come misure anticrisi, quando invece fungeranno da ulteriore moltiplicatore della crisi stessa e da propulsore per una massiccia recessione europea dai costi umani e sociali incalcolabili ma sicuramente tragici.

domenica 6 giugno 2010

GUARDANDO LA CRISI DAL PORTOGALLO, di Pier Francesco Zarcone

La presente devastante fase del sistema capitalista vista dalla punta del naso dell’Europa rientra nella “casella” del classico quod erat demonstrandum, sia sul piano politico sia su quello economico. Cominciamo dalla superstruttura politica, che nella specie è quella europea. La cruda realtà ha rivelato appieno quel che già si sapeva, ma che la propaganda dei “politicamente corretti” ha mistificato: la crisi strutturale del mal combinato accrocco chiamato Unione europea. Si era detto che l’Ue aveva come fine politico la creazione di una realtà sopranazionale capace di creare un vincolo identitario per i popoli che ne facevano parte. Questo in un continente che ha visto nascere gli Stati-nazione i quali più volte lo hanno devastato con le guerre. Una delle conseguenze indiscusse - oltre al rafforzamento della pace continentale - avrebbe dovuto essere l’assurgere dell’Europa (famoso nano politico e gigante economico) all’oggettiva posizione di contraltare alla potenza statunitense, magari portatrice di interessi imperialistici propri e meno subordinati a quelli degli Usa. Questa realtà sovranazionale è rimasta fra i desiderata degli euro-ottimisti, e l’auspicio della pace è morto in Bosnia, nella Krajna e sotto i bombardamenti di Belgrado. Nei fatti si ha una specie di società economicista divisa in quote, talché chi detiene la quota maggiore più conta, alla faccia degli altri.

Non deve stupire che oggi i maggiori azionisti dell’Ue siano Germania e Francia. E anche questo era fatale, nei limiti in cui non si è proceduto con decisione verso la formazione di uno Stato federale che, pur con tutti i suoi limiti, avrebbe potuto operare come punto attivo di riferimento per la tanto conclamata identità europea supernazionale. C’è anche da domandarsi se, con le classi politiche esistenti (e qui la colpa è di quanti le votano), questo approdo sarebbe stato davvero possibile.

Era anche ovvio che per gli Stati meno forti d’Europa venisse delusa la speranza - entrando nell’Unione - di uscire da una situazione di dislivello rispetto a quelli economicamente e politicamente più forti. Dal Trattato di Maastricht alla creazione della moneta unica europea e poi al Trattato di Lisbona le fasi di “costruzione” dell’Unione si sono rivelate una tagliola per i piccoli e i deboli. Nel caso del Portogallo, il fossato plurisecolare che lo separa dalle società europee di maggior peso non solo non è stato colmato, ma si è approfondito ed esteso.