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sabato 15 maggio 2010

NOTE SULLA CRISI, di Michele Nobile

Nota 1) LA CRISI NEL CONTESTO STORICO E LA NEO-ORTODOSSIA DI OBAMA
NOTA 1 SULLA CRISI. 8 marzo 2009.
di Michele Nobile

Indice.
1. Premessa e verifica.
2. 1970-2008: il paradosso di una lunga epoca di instabilità finanziaria.
3. La politica della Federal reserve non si basa su un ingenuo laissez faire «neoliberista».
4. Neoliberismo o mercantilismo neoliberista? Globalizzazione o imperialismo?
5. Uno schema macroeconomico mondiale. Il potere strutturale degli Stati Uniti.
6. Il piano Obama-Geithner del febbraio 2008: una neo-ortodossia capitalistica.

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Nota 2) PREVISIONI SUI TASSI DI DISOCCUPAZIONE NEI PROSSIMI ANNI NOTA 2 SULLA CRISI. 10 aprile 2009.

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Nota 3) UNA PIA ILLUSIONE: LA CRISI ECONOMICA COME CATARSI POLITICA. NOTA 3 SULLA CRISI. Giugno 2009.
di Michele Nobile

Indice
1. Stato e mercato, finanza e capitale produttivo. 2. Uno schema macroeconomico degli squilibri mondiali. 3. Le previsioni di crescita per i prossimi anni. 4. Un’epoca di sovrapproduzione a partire dalla fine degli anni Sessanta e il mercantilismo neoliberista. 5. Ostacoli a un nuovo New deal. La crisi non è abbastanza grave. 6. Ostacoli a una nuova Bretton Woods: non esiste uno Stato mondiale. 7. Ostacoli a un nuovo New deal. La burocrazia sindacale e la crisi come opportunità di attacco ai lavoratori. 8. L’inconsistenza dell’idea della fine della centralità del dollaro e degli Usa. 9. Perché la crisi è occasione per un nuovo attacco ai lavoratori? L’inconsistenza della tesi sottoconsumista.

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Nota 4) LA DISOCCUPAZIONE, DURANTE E OLTRE LA CRISI. PREVISIONI PER I PROSSIMI ANNI NOTA 4 SULLA CRISI. 26 giugno 2009.
di Michele Nobile

Indice.
1. La disoccupazione negli Stati Uniti e negli altri paesi a capitalismo avanzato. 2. La crescita della forza lavoro mondiale: tendenze e contraddizioni dei tassi di partecipazione e della distribuzione settoriale della forza lavoro. 3. Livelli e ritmi della disoccupazione nei paesi a capitalismo avanzato, 1973-2003. 4. Accumulazione e disoccupazione. Le differenze tra Usa ed Europa e il Nairu. 5. Gli scenari della disoccupazione secondo la Ocse e la International labor organization. 6. Stime dell’ordine di grandezza della crescita della disoccupazione nei prossimi anni, sulla base dell’esperienza storica.

DOVE È ARRIVATA L'URSS DI ANDROPOV E LA NECESSITÀ DI UNA QUINTA INTERNAZIONALE, di Roberto Massari

[1983]

Il testo che segue è la sbobinatura (una trascrizione, rivista sotto il profilo formale e resa in linguaggio leggibile) della relazione che Roberto Massari fece il 13 marzo del 1983 a un gruppo di compagni della ex Fmr riuniti a Firenze.

RELAZIONE DI ROBERTO MASSARI ALL'INCONTRO DELLA EX FMR (FRAZIONE MARXISTA RIVOLUZIONARIA)

(Firenze, 13/14 marzo 1983 - nel centesimo anniversario della morte di Marx)

L’oggetto della discussione riguarda la funzione attuale della burocrazia sovietica nel mondo, l’aggiornamento della nostra analisi dell’Urss e, alla luce di questa, la necessità di un superamento del programma della Quarta internazionale di Trotsky, nella prospettiva di costruzione della Quinta.
La relazione è divisa in cinque parti.
La prima parte richiama alcuni riferimenti teorici, con rapidi cenni su ciò che abbiamo acquisito nel passato a proposito della natura della società sovietica.
La seconda riguarda la rettifica di alcune nostre posizioni sulla funzione storica dell’Urss e sulla sua politica estera.
La terza ribadisce il punto precedente, analizzando la situazione attuale dell’agricoltura dell’Urss, i suoi principali problemi economici e le cosiddette «nuove» posizioni di Andropov alla testa del Pcus.
La quarta ha un carattere operativo politico: come ci orientiamo oggigiorno nei confronti dell’Unione sovietica.
La quinta prende atto del superamento del programma storico della Quarta e la necessità di una nuova internazionale: la Quinta.

mercoledì 12 maggio 2010

UTOPIA ROSSA: UN MODO NUOVO DI ESSERE RIVOLUZIONARI


L'associazione politica Utopia Rossa si è formata In Italia a partire dal 2001, per iniziativa di compagni e compagne provenienti da una lunga esperienza nella sinistra rivoluzionaria italiana e internazionale. Il nucleo fondatore, espulso dalla Quarta internazionale nel 1975, aveva diretto insieme a compagni di altri paesi la battaglia della cosiddetta "Terza Tendenza Internazionale", culminata nelle controrelazioni presentate al 10º Congresso mondiale della Quarta (1974). Dopo l'espulsione, alcuni compagni della Tendenza costituirono un'organizzazione internazionale (denominata "Frazione" Marxista Rivoluzionaria perché, profondamente convinti della necessità dell'unità dei rivoluzionari, per alcuni anni si considerarono una frazione esterna della Quarta), La Fmr fu presente soprattutto in Europa, con le principali sezioni in Germania, Italia, Austria e Francia. La Fmr si autosciolse nel 1980 perché convinta che la costruzione di un ennesimo gruppo autonomo non fosse compatibile con l'idea ben più matura di rivoluzione che si stava formando nella sua esperienza pratica e nella sua elaborazione teorica. Quel patrimonio non è comunque andato disperso e lo si può ritrovare oggi in alcuni libri scritti in quel periodo e pubblicati in varie lingue.

Le basi ideologiche del nucleo di compagni e compagne che è arrivato a costituire Utopia Rossa si potrebbero definire "marxiste libertarie", visto che sulla base di una salda continuità marxista rivoluzionaria (da Rosa Luxemburg a Guevara, passando per Trotsky) viene valorizzato il meglio dell'esperienza libertaria (come avvenne durante la guerra civile spagnola).

Utopia Rossa non è un partito, ma un'associazione libera, senza statuti, senza quote fisse da pagare e senza apparato. Ha dei portavoce che possono essere revocati in qualsiasi momento dall'assemblea dei membri.

Oltre alle basi anticapitalistiche, antimperialistiche e antiburocratiche, non vi sono discriminanti ideologiche per chi vuole entrare nell'associazione (anche perché se si è "marxisti" o "comunisti" lo si deve dimostrare nei fatti, a partire dalla coerenza internazionalista: in Italia dei partiti “comunisti” hanno votato tranquillamente i crediti di guerra per l'aggressione alla Jugoslavia, l'Afghanistan o l'Iraq; hanno sostenuto governi dell’imperialismo italiano e hanno tutte le intenzioni di continuare a farlo).

Per aderire bisogna accettare alcuni "princìpi" che, a seconda delle epoche e dei contesti, si considerano discriminanti per stabilire se si sta dalla parte del sistema capitalistico e dell'imperialismo oppure contro. Il più importante di tali princìpi è quello etico e riconducibile all'insegnamento del Che.

Le formule in cui vengono sintetizzati i princìpi discriminanti fondamentali per UR sono più o meno le stesse che vengono proposte nella mozione per l'adesione alla Quinta internazionale (vedi a parte), con in più due concetti politici specifici per la situazione italiana (uno sul carattere imperialistico dei governi di centro-sinistra e non solo di quelli del centro-destra, e l'altro sulla crisi storica e di degenerazione irreversibile del sistema parlamentare e partitico italiano).

UR fa conoscere le proprie posizioni soprattutto attraverso una collana di libri (chiamata per l'appunto Utopia Rossa) dove sono apparsi finora 6 volumi scritti da suoi membri (da soli o collettivamente). Il primo volume - di Michele Nobile - contiene una descrizione delle basi economiche dell'imperialismo attuale. Un altro libro fornisce un'analisi aggiornata dell'Islam (Pier Francesco Zarcone, autore di numerosi saggi - sul Messico, sulla Spagna ecc. - e di provenienza anarchica). Ma forse il libro di UR più significativo e famoso è quello scritto collettivamente e curato da Roberto Massari, I Forchettoni rossi, un saggio di sociologia politica dedicato alla corruzione parlamentare della ex estrema sinistra italiana e, più in generale, ai meccanismi di formazione delle caste burocratiche politiche.

I membri di UR sono attivi nei settori sociali in cui lavorano e sono contrari alle divisioni sindacali. Appartengono a varie categorie lavorative, con presenza di operai di fabbrica.

Non essendo un partito, non c'è netta separazione tra militanti effettivi e simpatizzanti. In tutto, al momento, sono una cinquantina di compagni distribuiti in quasi tutte le regioni italiane, oltre a qualche presenza all'estero (Argentina, Portogallo, Norvegia).

L'esperienza che questa associazione rivoluzionaria sta compiendo - nel metodo e nella forma - non ha precedenti storici, ma finora ha dato solo risultati positivi. Ci auguriamo che questo embrione di pensiero e azione rivoluzionaria (realizzato anche sull'esperienza negativa del passato) possa diventare patrimonio della futura Quinta internazionale.

martedì 11 maggio 2010

POR LA QUINTA INTERNACIONAL - PER LA QUINTA INTERNAZIONALE

[Enero de 2010 - Gennaio 2010]

EN ESPAÑOL

La asociación política Utopia Rossa (Utopía Roja) considera que para la construcción de la Quinta Internacional pueda ser útil valorizar también el patrimonio de Utopía Roja, acumulado en estos años de elaboraciones teóricas y experiencia práctica. A la luz de tal patrimonio, considera que la Quinta Internacional deba ser unitaria, totalmente abierta al mundo del trabajo intelectual y físico, y sin discriminaciones ideológicas (a excepción de las bases anticapitalistas, antiimperialistas y por el socialismo).

Propone además que la Quinta se organice sobre bases de principio expresadas sintéticamente en las siguientes frases (con indicación, entre corchetes, de las referencias históricas de los diferentes puntos):

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.
[Prioridad de la ética (Guevara) y de la verdad científica sobre cualquier otra consideración.]

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.
[Inicios de la Tercera internacional]

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.
[Izquierda de Zimmerwald en la Segunda internacional]

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.
[Primera internacional]

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.
[Internacional de Saint-Imier y Cuarta internacional]

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.
[verdadera novedad histórica de la Quinta].

(Enero de 2010)



IN ITALIANO

L'associazione politica Utopia Rossa ritiene che per la costruzione della Quinta internazionale possa essere utile valorizzare anche il proprio patrimonio, accumulato in questi anni di elaborazione teorica ed esperienza pratica. Alla luce di tale patrimonio ritiene che la Quinta debba essere unitaria, totalmente aperta al mondo del lavoro mentale e materiale, e senza discriminanti ideologiche (a parte le basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo).

Propone inoltre che la Quinta internazionale si organizzi su basi di principio espresse sinteticamente nelle frasi seguenti (con indicazione nelle parentesi quadre delle Internazionali alle quali fanno riferimento storico i singoli punti):

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.
[Priorità dell’etica (Guevara) e della verità scientifica su ogni altra considerazione]

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.
[Inizi della Terza internazionale]

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.
[Sinistra di Zimmerwald nella Seconda internazionale]

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo»).
[Prima internazionale]

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.
[Internazionale antiautoritaria di Saint-Imier e Quarta internazionale]

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.
[vera novità storica della Quinta].

(Gennaio 2010)

lunedì 10 maggio 2010

LETTERA DI ROBERTO MASSARI SULLA «FRASETTA» N. 4… ANZI: N. 1

Cari compagni di Utopia Rossa, simpatizzanti, amici e insomma voi che seguite la nostra elaborazione,
avevo promesso di farvi la mia proposta di nuova "frasetta" prima della fine dell'anno e, sia pure sul limitare di S. Silvestro, mantengo la promessa.
Sono necessari una premessa e un po' di promemoria per chi è arrivato a film già cominciato, o addirittura dopo l'intervallo.
Quando decidemmo di dar vita a Utopia Rossa (ufficialmente nel 2003) eravamo solo alcuni pochissimi compagni della vecchia Fmr (quindi con pluridecennale esperienza politica alle spalle) e qualche nuovo compagno deluso da Rifondazione, dalle sue correnti interne dell'epoca o altre provenienze varie.
Non avevamo dubbi su quale dovesse essere la "linea politica" nel dopo-Genova e, grazie a tutta la nostra precedente elaborazione teorica, avremmo potuto redigere un bel programmino rivoluzionario alternativo al Prc e alle sue correnti interne, sicuramente migliore di quelli che circolavano all'epoca.
Pensammo però che quella strada (da noi stessi percorsa negli anni '70) ci avrebbe portato a costituire un ennesimo gruppetto, antisala del solito partitino, pretenzioso e necessariamente gerarchico-autoritario al proprio interno. Insomma, la consueta caricatura di gruppo politico protoleninista.

RELAZIONE DI ROBERTO MASSARI SULLA QUINTA INTERNAZIONALE

1. L’IDEA DI INTERNAZIONALE - 2. I PRECEDENTI STORICI: Associazione internazionale dei lavoratori e Internazionale antiautoritaria di Saint-Imier - Seconda internazionale - Terza - Quarta - Ospaaal e Olas - 3. NAZIONALISMO VS INTERNAZIONALISMO: Cuba e il nazionalismo antimperialistico - Le gruppettistiche nazionali dopo il ‘68 - La cultura dell’Olocausto, ma non del Gulag - 4. LA PROPOSTA DI CHÁVEZ: Perché ora? Il riferimento a Trotsky - ... e la minaccia militare degli Usa - Pericoli e limiti dell’iniziativa - 5. MERITI E VANTAGGI CHE POTRÀ AVERE LA QUINTA - 6. COME CONTRIBUIRE IN QUANTO UTOPIA ROSSA - 7. LA QUESTIONE DEL «PROGRAMMA»: Il mito del «Programma» - Due, tre, molte «Quinte internazionali» - Il metodo de «La lista della spesa» - 8. LA PIÙ AMPIA UNITÀ SU BASI DI PRINCIPIO - 9. VERSO LA QUINTA INTERNAZIONALE

Grazie all’iniziativa lanciata lo scorso novembre dal presidente Hugo Chávez, la tematica dell’internazionale torna ad essere attuale, per lo meno sul piano della discussione e dell’analisi teorica. Sul piano pratico resta tutto da vedere. Benché la necessità oggettiva dell’internazionale sia vecchia quanto il movimento operaio o perlomeno quanto la Prima internazionale, occorre riconoscere che questa è la prima volta nella storia degli ultimi 30-40 anni che si ridà la possibilità soggettiva di una unificazione internazionale dei movimenti e degli organismi che lottano per la rivoluzione su scala mondiale. In questo senso possiamo considerare «storico» l’appello di Caracas e «storica» anche la nostra riunione odierna.

Nella mia relazione del marzo 1983 che di recente ho fatto circolare - dedicata all’Urss di Andropov, alla fine programmatica della Quarta internazionale di Trotsky e alla necessità di lavorare per una Quinta internazionale - sono stati forniti i principali richiami teorici e le necessarie considerazioni politiche sull’itinerario storico del movimento per la Quarta e sulla necessità che si giunga a fondare la Quinta per superare il vuoto d’iniziativa politica internazionale cui il movimento operaio è costretto da ormai quasi un secolo. E quindi, nel rimandare a quel materiale come introduzione propedeutica alla discussione odierna, non posso fare a meno di ricordare che le conclusioni di quel testo dimostrano come già da quasi un trentennio la problematica della Quinta internazionale abbia una sua attualità e come essa sia interna alla nostra tradizione teorica, come elaborazione e patrimonio della corrente oggi incarnata dall’Associazione politica Utopia Rossa.
Non si tratta qui di mettere la bandierina per dichiarare con orgoglio di essere stati tra i primi a sollevare l’esigenza della Quinta internazionale fin dal 1983, ma piuttosto di assumere la consapevolezza (anche questa storica) che le nostre basi teoriche, il nostro modo di ragionare, le nostre aspettative rivoluzionarie e lo stesso metodo con cui facciamo politica sono assolutamente compatibili con l’idea odierna di Quinta internazionale, ne sono parte interna e integrante. Anzi, avendo preceduto l’appello attuale per la Quinta con ampio margine temporale - e già all’epoca con piena giustificazione storica (perché proprio in quei primi anni ‘80 si coniugavano drammaticamente la crisi finale dell’Urss e l’ascesa, poi sconfitta, della più avanzata rivoluzione operaia del dopoguerra, in Polonia) - ci troviamo nella condizione di poter fugare qualsiasi sospetto che la nostra adesione alla Quinta di Chávez possa essere determinata da considerazioni di mera opportunità se non addirittura di opportunismo politico.

mercoledì 5 maggio 2010

L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI, L’ULTIMA BATTAGLIA DI LENIN E IL TIBET, di Roberto Massari

Lenin si pronuncia per la prima volta in maniera sistematica sulla «questione nazionale» a luglio del 1903, due settimane prima che inizi a Bruxelles il celebre Secondo congresso del Posdr (quello che si concluderà a Londra con la separazione dai menscevichi). La posizione non è chiarissima (anche alla luce di come lo stesso Lenin la richiamerà molti anni dopo), ma la si può sintetizzare più o meno come un riconoscimento del diritto all’autodeterminazione, purché «subordinato» a determinate condizioni politiche. È una posizione sostanzialmente settaria (all’epoca indotta da necessità di polemica con altri settori della socialdemocrazia russa: i socialisti polacchi in particolare, ma anche il Bund ebraico) che ricorda alcune delle posizioni attualmente in circolazione, anche se - trattandosi di Lenin - non va mai dimenticato che il livello teorico era alto e la posizione veniva ampiamente articolata (cioè argomentata).
Lenin abbandona successivamente le posizioni del 1903 (insieme a varie altre posizioni di quell’epoca politicamente un po’ speciale). E quando torna sul tema dell’autodeterminazione (in forma sistematica a partire dal 1913), lo fa assumendo una nuova posizione, che tale resterà sino alla fine della sua vita, con sfumature e sviluppi molto interessanti che cercheremo di riassumere (e con una brutta eccezione che ugualmente citeremo).
A luglio del 1913 scrive le celebri «Tesi sulla questione nazionale» che esordiscono con la frase seguente, perentoria e di chiarezza incontrovertibile (corsivi e parentesi tonda di Lenin):

«1. Il paragrafo del nostro programma (sull’autodecisione delle nazioni) non può essere interpretato che nel senso dell’autodecisione politica, cioè del diritto di separazione e di costituzione di uno Stato indipendente.
2. Per la socialdemocrazia russa questo punto del programma socialdemocratico è assolutamente necessario,
a) sia in nome dei princìpi fondamentali della democrazia in generale […]».

Seguivano i punti b), c) che per il momento non ci riguardano (e che comunque il lettore può trovare nell’antologia espressamente dedicata alla concezione leniniana dell’autodeterminazione - a cura di Nicola Simoni, 256 pp., Massari editore, Bolsena 2005, da cui citeremo d’ora in avanti).
Il sottopunto d) si concludeva ripetendo:

«I socialdemocratici russi devono, in tutta la loro propaganda, insistere sul diritto di tutte le nazionalità di costituire uno Stato separato o di scegliere liberamente lo Stato del quale esse desiderano far parte» (p. 89).

Il punto 4. conteneva un’altra affermazione chiara e incontrovertibile. Si tratta di una distinzione fondamentale, complementare alla dichiarazione generale di principio e che costituisce l’essenza del pensiero leniniano sull’autodeterminazione.

«Se la socialdemocrazia riconosce il diritto di autodecisione per tutte le nazionalità, ciò non significa affatto che essa rinunci a una valutazione autonoma della opportunità, in ogni singolo caso, della separazione statale di questa o quella nazione. Al contrario, i socialdemocratici devono dare precisamente un giudizio autonomo […]».

Traduzione in volgare per chi non volesse capire: 1) i rivoluzionari difendono il diritto all’autodeterminazione di tutti i popoli, senza eccezioni (si tratta quindi di un diritto assoluto [e francamente non riesco a immaginare come potrebbe non esserlo (r.m.)]), 2) tale diritto ha senso se include il diritto di separazione e di costituzione di un nuovo Stato; 3) i rivoluzionari valutano autonomamente se la separazione sia la soluzione migliore o quale altra prospettiva politica sia valida per l’esercizio del diritto all’autodeterminazione. Fine della traduzione.
Se si è capita la differenza tra a) la difesa del diritto assoluto all’autodeterminazione dei popoli [b) separazione inclusa] e c) l’individuazione di una prospettiva politica specifica per la quale i rivoluzionari ritengono che vada utilizzato il diritto all’autodeterminazione, siamo a posto: possiamo procedere, discutere tra noi e anche differenziarci su quale regime politico ciascuno di noi considera migliore per i Baschi, i Palestinesi, i Ceceni, i Tibetani, i Kosovari o gli abitanti di Timor Est.
Se non si è capita questa differenza consiglio di non andare avanti con la lettura, ma di leggere e rileggere la sintesi di Lenin finché si sarà afferrato il concetto profondo (e ovvio allo stesso tempo) che essa contiene. E comunque, senza accordo sul punto a) del testo di Lenin il proseguimento della discussione è impossibile: infatti si intrecceranno (si confonderanno) in continuazione il livello del principio della libertà dei popoli (dove errori o esitazioni non possono esservi) con quello della forma storica in cui tale principio può esprimersi (dove gli errori vengono pronunciati o compiuti a iosa; errori, per giunta, provenienti in genere dall’interno stesso del popolo che lotta per la propria autodeterminazione. Gli esempi vistosi sono sotto gli occhi di tutti e, sia detto en passant, sono gli unici errori che dovrebbero interessarci veramente, gli unici dei quali valga la pena discutere).